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Coronavirus, al Gabbro l'azienda di ricami produce mascherine da bollire
La ditta familiare Alice srl di Gabbro ha riconvertito la produzione. Graziano e Fabiana: «Un aiuto concreto, ne cuciamo fino a 600 al giorno»
GABBRO. Mascherine riutilizzabili fino a quattro volte, se sterilizzate. Come? Facendole bollire alcuni minuti nell’acqua o lasciandole a bagno in acqua con liquidi disinfettanti tipo Amuchina o Napisan. L’idea, supportata anche dall’amministrazione di Rosignano, è venuta alla ditta Alice srl che dal 1985 a Gabbro produce ricami su abbigliamento, ma anche su biancheria, pelle, scarpe e borse. Non solo, da alcuni anni la piccola azienda a conduzione familiare - i titolari sono Graziano Malanima e Fabiana Collecchi - ha a aggiunto anche l’attività di sartoria su misura e vendita abbigliamento al dettaglio, all’interno della sede su via Vecchia Livornese 9, a poche decine di metri dalla piazza di Gabbro.
Quando è scoppiata l’emergenza coronavirus, la piccola ditta si è trovata in difficoltà. «Chiaramente con questo allarme - spiega Graziano - i rapporti con i fornitori che riguardano il settore dei ricami si sono interrotti, non vengono organizzate esposizioni negli show room e quindi abbiamo bloccato quella parte di attività». Fabiana e Graziano, abituati a lavorare sodo, hanno pensato come avrebbero potuto dare un aiuto concreto alla comunità e allo stesso tempo riconvertire, in questo momento di emergenza sanitaria ed economica, la loro attività lavorativa. «Sapendo che mancano le mascherine - spiegano Graziano e Fabiana - abbiamo preso contatti con i nostri fornitori, che ci hanno dato la disponibilità a fornirci del tessuto per realizzare le mascherine. Si tratta del tnt ( tessuto non tessuto), che ci viene fornito insieme agli elastici ». I materiali arrivano a Gabbro, alla sede della Alice srl, tramite corriere e poi marito e moglie si mettono al lavoro per tagliare il tessuto e assemblare le mascherine.
«Lavoriamo 26 ore al giorno - dice sorridendo Graziano -, perché ci svegliamo due ore prima. Quando abbiamo i materiali, noi provvediamo al taglio, alla costruzione della mascherina e poi ad imbustarle per la vendita». La produzione è partita e «stiamo per iniziare la vendita sia agli enti, che alle attività commerciali, ma anche ai cittadini. Viste le restrizioni sugli spostamenti, ci stiamo anche organizzando per spedirle». Una riconversione che la Alice srl ha fatto molto velocemente, volendo portare un aiuto concreto in tempi brevi. «Con l’attuale organizzazione - dice Graziano - possiamo produrre tra 500 e 600 mascherine al giorno. Ma è nostra intenzione potenziare l’attività, per questo ho già preso contatti con aziende esterne con cui lavoravamo nel settore ricami e sartoria».
La particolarità delle mascherine prodotte dalla azienda familiare di Gabbro sta nel fatto che non sono usa e getta. O meglio, devono essere sì gettate, ma dopo quattro utilizzi. «Produciamo mascherine - terminano i due - in due modalità, a quattro strati o a otto strati di tessuto non tessuto, e nessuno dei due tipi è usa e getta. Ogni mascherina può essere usata per un giorno, e sono riutilizzabili previa sanificazione. A fine giornata la mascherina deve essere bollita in acqua, o messa a bagno e lavata con disinfettanti tipo Napisan o Amuchina. Così posso usarla massimo quattro giorni».
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