Il Tirreno

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«Noi, milanesi a Castagneto trattati come appestati»

C.G.
«Noi, milanesi a Castagneto trattati come appestati»

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castagneto. «Siamo andati a fare la spesa e quando siamo tornati a casa c’era una pattuglia della polizia municipale ad aspettarci. Gli agenti non sono nemmeno scesi dall’auto per dirci di andare via, come se fossimo stati degli appestati».

Alessandro Olivari e Graziella Baroli sono residenti a Milano e hanno la seconda casa nel comune di Castagneto Carducci. Dopo che la Lombardia è stata dichiarata zona rossa per il coronavirus, è stato loro ordinato di lasciare la Toscana per tornare a Milano. Ma i due non ci stanno.

«Siamo arrivati a Castagneto Carducci il 27 febbraio, quando non era in alcun modo prevedibile la futura proibizione di uscire dalla Lombardia, che è stata decisa l'8 marzo - raccontano i due - Con decreto dell'8 marzo, il presidente della Regione Toscana ha poi invitato i lombardi presenti in Toscana dal 23 febbraio ad autosegnalarsi e a sottoporsi ad una quarantena domiciliare, che per noi è terminata l’11 marzo. Il 10 marzo è stata però emanata un' altra ordinanza, con cui si obbligavano i lombardi arrivati da 14 giorni a tornarsene immediatamente a casa. Questo ordine ci è stato dato il 12 marzo dal Comune di Castagneto». Alla porta di Olivari e Baroli hanno quindi bussato gli agenti della municipale. I due, a quel punto, hanno fatto le valigie, ma vogliono manifestare la loro amarezza per tutto ciò che è successo. «Non siamo fuggiti a Castagneto dalla zona rossa - dicono - Avevamo del tempo libero e abbiamo deciso di approfittarne per aprire casa e per fare la revisione della caldaia. Abbiamo appurato che la Regione Toscana caccia via la gente e troviamo questa decisione ingiusta, immorale e verosimilmente incostituzionale. Nonostante questo, abbiamo obbedito e siamo tornati a casa». —

C.G.

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