Il Tirreno

«Moglie e figlio sono a Milano, non so quando potrò rivederli»

Alessandra Bernardeschi
«Moglie e figlio sono a Milano, non so quando potrò rivederli»

Castiglioncello: l’architetto Paolo Bini ha la famiglia bloccata nella zona rossa e non la vede già da 15 giorni

3 MINUTI DI LETTURA





CASTIGLIONCELLO. C’è chi fugge dalle città del nord dopo il decreto che ha esteso la zona rossa alla Lombardia e in 14 province italiane e c’è chi invece si trova bloccato a Castiglioncello senza poter raggiungere moglie e figlio. Paolo Bini, architetto, persona molto conosciuta sul territorio per il suo impegno politico e ambientale, non vede moglie e figlio da tre settimane. «Sono qui bloccato dal lavoro - racconta - mia moglie Annalisa e mio figlio Federico abitano a Milano. Lei lavora nel centro della città e mio figlio, quasi diciannovenne, frequenta il liceo. In città ha le sue amicizie, pratica atletica leggera a livello agonistico ed ha la ragazzina».

Di fatto, impossibile convincerlo a lasciare la città. «Sono io che faccio il pendolare in inverno poi, in estate, quando mia moglie ha le ferie e Federico le vacanze da scuola, tutta la famiglia si riunisce a Castiglioncello dove mio figlio è nato ed è vissuto per anni. Improvvisamente, da ieri, tutto è saltato. Io non mi posso stabilire a Milano per motivi di lavoro ed il problema è che non so quanto questa storia possa durare».

Ed è questa incertezza a far male a chi sta lontano dalla propria famiglia, dai propri affetti. «L’espansione della zona rossa era nell’aria ma nessuno pensava che una città come Milano venisse totalmente chiusa. L’istinto sarebbe quello di prendere l’auto e partire - continua Bini - ma c’è il problema che non posso tornare a Castiglioncello. Né Annalisa e né io possiamo mancare da lavoro. Devo stringere i denti».

Doppia preoccupazione per la moglie che lavora al pubblico e per il figlio: «Come si fa a tenere in casa un ragazzo di quasi 19 anni? - dice Bini - Cerca di stare attento ma tra amici si ritrovano, vanno a prendere un caffè, fanno una passeggiata all’aperto, ha la ragazzina. Come facciamo a dirgli non uscire e chiuderlo tra le mura di casa? Inoltre a Milano i mezzi pubblici funzionano, i treni viaggiano, le persone si muovono. Forse dovevano essere prese decisioni più drastiche e fin dall’inizio di questa epidemia».

Lo ripete spesso Paolo Bini: l’incertezza. È la cosa che più lo sconcerta e sconforta, perché non sa quando potrà rivedere e riabbracciare la sua famiglia. «Se fino a ieri sapevo che rivedevo mia moglie e mio figlio ogni quindici giorni - dice sconsolato - ora non so più quando potremo incontrarci. Dicono che le misure sono fino al 3 aprile ma potrebbero essere prolungate nel tempo. È questa incertezze, il fatto di non poter andare e non poter sapere quando tutto questo avrà fine».

Niente video chiamate. «Non ce la faccio a vederli dallo schermo - ammette l’architetto -. Preferisco le “vecchie telefonate”, magari due volte al giorno per sapere come va. Se vedo Federico o Annalisa mi viene ancora più rabbia». 

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web