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A Rosignano ci sono 650 disabili, i genitori: «I nostri figli hanno diritto a casa e lavoro»
Le famiglie di ragazzi con handicap chiedono un centro di aggregazione per chi ha finito la scuola e il “dopo di noi”
ROSIGNANO. Un centro di aggregazione dedicato ai giovani, appartamenti in ambienti familiari dove i ragazzi, seppur assistiti, possano iniziare a vivere da soli. Il problema dell’inserimento lavorativo. Queste le priorità elencate rispettivamente dall’associazione Holtre e dall’associazione Haccompagnami che da anni si interessano dei problemi relativi ai disabili.
650 disabili
Il Comune di Rosignano Marittimo ha conteggiato, sul territorio, circa 650 persone riconosciute gravemente disabili con legge 104. Da qui la proposta di costituire un Osservatorio comunale per capire i bisogni di queste persone e delle loro famiglie. Un modo per misurare anche i servizi erogati e per sviluppare i progetti. Ma chi ogni giorno vive con i problemi della disabilità ha le idee chiare sulle necessità di questi bambini che diventano adulti. «Innanzitutto sarebbe necessario scorporare i dati - dice Barbara Rossi presidente dell’associazione Holtre - dividere i portatori di disabilità più giovani dagli anziani. Non hanno tutti le stesse necessità».
Dopo la scuola niente
Barbara Rossi non ha dubbi; il problema arriva quando i ragazzi terminano le scuole: «Come associazione abbiamo più volte espresso la necessità di realizzare un Centro diurno, per i Comuni di Cecina e Rosignano, dedicato ad adolescenti e giovani. Un “centro di mezzo” - così l’ha chiamato la presidente di Holtre - dove i ragazzi dopo aver terminato il loro ciclo di studio, possano sviluppare o mantenere le competenze acquisite. Perché i nostri ragazzi usciti dalle scuole non hanno niente, perdono contatto con i coetanei, finiscono per isolarsi in famiglia. Non è giusto per loro e neanche per le famiglie. Ci sono alcuni centri sul territorio, ma sono frequentati da gruppi “storici”. Mancano nuovi luoghi di aggregazione». Rossi lo dice a chiare lettere: «Noi non abbiamo una vita come tutte le altre; per una famiglia che ha un figlio disabile diventa un problema dividersi tra la cura del proprio figlio ed il lavoro. Diventa difficile persino prendere l’appuntamento con il dentista. Occorre un centro dove questi ragazzi, dopo la scuola, possano fare stage seguiti da operatori. Abbiamo partecipato a tanti tavoli di lavoro, tante riunioni - commenta Barbara Rossi - adesso, come associazione, vorremmo che dalle parole si passasse ai fatti».
Case per il dopo di noi
«All’interno della legge 104 ci sono giovani e anziani - dice Patrizia Poli presidente dell’associazione Haccompagnami- entrambe le categorie hanno bisogni diversi. Per i giovani occorre pensare al loro futuro, quando noi genitori non ci saremo più ad aiutarli. Abbiamo accolto con entusiasmo la legge del “Dopo di noi” approvata nel 2016. Ma non basta buttare giù un elenco di cose scritte, occorre dare risposte concrete. Il rapporto tra il figlio disabile e la famiglia è viscerale - continua Poli - e dunque questi ragazzi dovrebbero iniziare ad abituarsi al distacco. Per questo occorrerebbero appartamenti dove tre o quattro ragazzi seguiti e supportati da operatori ed educatori, potessero iniziare a vivere. Appartamenti nei centri urbani dei paesi dove questi ragazzi sono sono cresciuti. Adesso abbiamo un solo appartamento a Rosignano Marittimo messo a disposizione dal comune e dove alcuni ragazzi, dopo aver svolto le proprie attività, possono trascorrere una notte iniziando così un percorso autonomo dalla famiglia. Ma occorre un vero sistema organizzato. Quando i genitori diventano anziani, la rete di supporto inevitabilmente si assottiglia. Ecco che è inevitabile pensare al loro futuro». Il secondo problema è quello del lavoro. «Alla fine della scuola - dice Poli - occorrerebbe attivare laboratori in modo da insegnare a questi ragazzi piccoli mestieri; oppure lavori terapeutici. Seppur il comune di Rosignano mette da anni a disposizione molti servizi, dopo la scuola superiore molti di questi giovani si ritrovano senza prospettive e questo diventa un grosso problema per loro, che tendono ad isolarsi, e per le famiglie».
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