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Coronavirus, famiglia di Cecina lasciata giù dall'aereo: «Ci hanno annullato il viaggio in Malesia»
I tre venerdì dovevano partire per Kuala Lumpur: la beffa via sms 18 ore prima. La protesta: «Ci hanno trattato da appestati, faremo causa alla compagnia»
CECINA. Avevano già riempito le valigie ed erano pronti a partire per la loro vacanza da sogno. Dal 28 febbraio al 13 marzo in Malesia, sulle isole Perhentian, con due voli da Malpensa a Kuala Lumpur, con scalo a Gedda, in Arabia Saudita. Un viaggio programmato da un anno, voluto e desiderato da molto tempo prima, pagato 2.500 euro a novembre (1.280 solo di biglietto aereo) e con tanto di check-in online stampato nei bagagli.
Ma poi, 18 ore prima del decollo, la grande beffa. «I vostri voli sono stati annullati». Un messaggino sul telefono, nient’altro, quello da parte della compagnia di bandiera Saudi Arabian Airlines, che alle 22 di giovedì scorso ha avvisato alla famiglia cecinese (madre pensionata, padre impiegato e figlia studentessa di 21 anni all’università di Firenze) che alle 16 del giorno successivo, venerdì scorso, il loro aereo non sarebbe mai partito. «Invece – racconta la figlia, Lara, che al Tirreno chiede di non comparire con il cognome – l’aereo è decollato eccome, lo abbiamo visto da Internet e ce lo hanno detto anche dall’aeroporto di Malpensa. Dal call center dello scalo lombardo ci hanno inoltre comunicato di aver ricevuto altre chiamate di viaggiatori indignate, tutti passeggeri italiani. Non siamo state le uniche vittime di questa decisione scellerata e senza alcun rispetto».
Nessuna alternativa per partire, vacanza in fumo insieme ai tanti soldi risparmiati: 2.500 euro circa, di cui ne verranno rimborsati solo 1.210 sui 1.280 pagati per l’aereo. «Se ne tengono pure 70 – prosegue, rabbiosa, Lara – e non ci hanno neanche fornito una ragione plausibile, dicendoci pure una bugia, cioè che il volo non partiva. Lo hanno fatto per il Coronavirus, senza neanche giustificarsi. Eppure in Malesia, ci eravamo informati qualche giorno fa, non c’è alcuna preclusione verso i passeggeri italiani. Fra l’altro noi stiamo benissimo, non siamo affatto malati. Altrimenti saremmo i primi a non volerci spostare».
«Trattati da appestati», secondo la ragazza, che annuncia di volersi rivolgere al mistero dei Beni e delle attività culturali e del turismo e, chiaramente, anche a un avvocato per fare causa alla compagnia asiatica. La Saudi Arabian Airlines, fra l’altro, non avrebbe mai risposto neanche ai loro ripetuti solleciti. «Hanno uffici a Roma e Milano – spiega la donna – ma non rispondono. Hanno solo un numero arabo che, però, noi non riusciamo a contattare. Fra l’altro il rimborso ce lo hanno annunciato, mica erogato. Chissà quando mai ce lo daranno e se ce lo daranno...».
I voli su cui i tre non sono potuti salire sono il numero SV212 (è il primo, partito da Malpensa alle 16.50 di venerdì e atterrato e Gedda, in Arabia Saudita, alle 23.18) e l’altro – SV834 – da Gedda a Kuala Lumpur, la capitale malese. Entrambi sono partiti regolarmente, come verificato anche dal Tirreno. «Ma per noi», conclude Lara. Che ora annuncia battaglia legale: «Era uno dei pochi momenti in cui potevo passare un po’ di tempo insieme ai mie genitori – conclude – io vivo e studio a Firenze, loro a Cecina. Non ci vediamo mai, era l’occasione perfetta. La compagnia deve pagare per questa enorme mancanza di rispetto verso i suoi clienti. Ci hanno trattato come appestati».
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