Gioco
Super dazi sospesi, soddisfatti i vignaioli di Bolgheri
Gli Usa hanno bloccato l’aumento per almeno sei mesi. I produttori della costa: «Non è ancora vittoria, ma ci dà respiro»
BOLGHERI. L’export del vino è salvo. Almeno per ora. Tirano un sospiro di sollievo i produttori toscani, anche se invitano alla cautela. Il governo americano ha sospeso l’aumento dei super dazi, minacciato all’inizio di gennaio dal presidente Trump su una rosa di prodotti europei d’esportazione di qualità. Un rincaro, fino al 25% sulle tariffe esistenti, che preoccupava fortemente i vignaioli italiani, finora esclusi dalla mannaia protezionista che ha già colpito i vigneron francesi. La decisione del governo Usa era attesa a metà febbraio. E non si è fatta attendere: confermati i dazi su formaggi e alcolici ma senza aumentare il prelievo alla dogana. Indenni dal ritocco i vini italiani, il cui export negli Usa vale circa 2 miliardi di dollari. Aumenteranno invece i dazi sui velivoli Airbus importati dall'Europa, dal 10% al 15%, a partire dal prossimo 18 marzo. L’ha annunciato il rappresentante del commercio americano, in base alla sentenza Wto contro i sussidi pubblici europei al consorzio Airbus. Una decisione che si inserisce nella guerra tra Europa e Usa sui giganti del volo: Airbus versus Boeing.
Ma torniamo al vino. Per almeno sei mesi, confermano gli addetti ai lavori, i dazi non subiranno ritocchi. «Dobbiamo fare una considerazione generale - commenta Michele Satta, dell’omonima cantina bolgherese -: se fossero stati aumentati i dazi, il nostro vino avrebbe avuto contraccolpi negativi. Per questo siamo soddisfatti. Ma il problema è più ampio: per evitare problemi di questo tipo, l’Europa dovrebbe attuare delle politiche di difesa dei nostri prodotti agricoli di qualità, non solo il vino, anche se è quello che fa più immagine; politiche concrete e strutturali». «Siamo soddisfatti a metà - dice Flavio Nuti, proprietario insieme al fratello Luca Nuti della cantina La Regola di Riparbella -: l’aumento dei dazi non è stato ancora scongiurato, ma il fatto che il governo americano abbia sospeso il ritocco per almeno altri sei mesi ci dà un ampio respiro, per la programmazione delle vendite e per un’attività di lobbying della categoria».
I produttori italiani hanno messo in atto da subito un’azione di pressione politica per evitare il rincaro. E sono stati supportati da un forte movimento d’opinione interno agli Stati Uniti, di tutta la filiera, dai venditori ai ristoratori agli addetti ai lavori del settore vinicolo, che volevano scongiurare un aumento dei prezzi del vino italiano che lo avrebbe messo fuori mercato. «Penso che questa notizia, seppur temporanea, dia respiro al nostro settore - dice Alberto Rossi, direttore commerciale della cantina Casa di Terra di Bolgheri - in quanto sono due mesi che il mercato statunitense non aspettava che questo verdetto. È chiaro che bloccando un mercato così grande, e con la crisi della Cina e dell'est asiatico, si erano venute a creare tensioni, vuoi per l'abbondanza che per la conseguente rincorsa al prezzo, su mercati europei più tradizionali».
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