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Diventare “cardioprotetti” Il centro da solo non basta

Michele Falorni
Diventare “cardioprotetti” Il centro da solo non basta

Obiettivo è dotare di defibrillatori pubblici altre zone del territorio entro il 2020 Gli apparecchi già utilizzabili, grazie all’aiuto di aziende, associazioni e privati

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Al Palazzaccio, al Cedrino e nella parte interna di Marina. Ma anche a Palazzi, in via Ginori e al nuovo teatro De Filippo. Ecco alcune delle zone sprovviste di defibrillatori pubblici. E l’obiettivo è installare almeno altre 5 postazioni entro la fine del 2020, arrivando a 40. A fare il punto sulla situazione è Andrea Santini, formatore per le manovre di rianimazione con accredito ufficiale in Regione, che si è occupato fin dall’inizio della rete di defibrillatori. A compiere il primo passo verso una città cardioprotetta è stato il Comune di Cecina, che grazie ad alcune donazioni installò i primi tre defibrillatori semiautomatici aprendo nuove opportunità.

«All’epoca – dice Santini – mi occupavo solo dei corsi accreditandomi in Regione per il rilascio dei brevetti Blsd (il termine tecnico che qualifica le macchine, ndc), ma non ne conoscevo tutte le caratteristiche. Studiai i modelli reperibili, feci una relazione sulle aree da cardioproteggere nel territorio cecinese e confrontai i risultati con le città che avevano già iniziative simili. A luglio incontrai presidente della Fondazione Geiger con il fascicolo che avevo intitolato “Cecina Cardioprotetta”. Tre mesi dopo ricevetti la telefonata: la mia proposta era stata accettata e qui sarebbero arrivate ben 12 postazioni pubbliche e 100 brevetti disponibili per altrettanti cittadini pronti a imparare le manovre di rianimazione. A gennaio 2016 si svolse il tavolo tecnico con la centrale 118, la responsabile del progetto per il Comune di Cecina Meris Pacchini, il mio direttore scientifico Riccardo Ristori e la direzione della Fondazione Geiger per ufficializzarlo.

Da quel momento è stato un continuo successo: in meno di quattro anni siamo arrivati appunto a 35 zone operative, con tre defibrillatori per la polizia municipale, uno alla polizia di stato e due condomini cardioprotetti».

Tutto questo grazie alla sensibilità delle aziende presenti sul territorio, alle donazioni dei professionisti, delle associazioni, ai cittadini che non solo donano, ma contribuiscono al controllo degli strumenti. Adesso l’obiettivo è arrivare a 40 punti attivi nell’arco del 2020, portando gli apparecchi anche nei condomini, dove purtroppo avvengono le morti per arresto cardiaco improvviso, e nei punti della città che non sono coperti.

«Defibrillatori pubblici mancano al Palazzaccio ad esempio - spiega Santini - ma anche al Cedrino, in via Ginori e a Palazzi, anche nella zona artigianale. Naturalmente dovrà esserne piazzato uno anche al nuovo teatro Eduardo De Filippo».

In attesa dei nuovi apparecchi, Santini si dice soddisfatto. «Proseguo la mia attività con entusiasmo - dice - E ringrazio chi ha lavorato con me».

Si tratta del dottor Ristori, Stefano Giannaccari, Letizia Parrotta, Simone Parente, Martino Chiti, Luca Pancanti, gli infermieri e gli istruttori che insegnano rianimazione. La sede del centro di formazione è a Cecina, ma le lezioni si svolgono in tutta la Toscana. —

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