La protesta
La sabbia invade la pineta del Tombolo e scatta la protesta: «Subito interventi contro l’erosione»
Preoccupano le condizioni della riserva biogenetica di Marina. Podisti e appassionati: troviamo una soluzione
CECINA. . Incastonata tra l'azzurro del mare e il verde della campagna, la pineta di Marina è una meraviglia naturale frequentata ogni giorno da atleti e famiglie a passeggio. Purtroppo, combatte da anni con un problema tremendo: l'erosione, che inesorabile ne divora nel tempo metri preziosi, abbattendo le piante e riempiendo di sabbia i secolari sentieri. Il tratto che poco oltre il fosso Nuovo immette sullo stretto selciato tra Cecina e Bibbona è la triste fotografia di tutto questo. Tra la spiaggia e la rete metallica che ancora protegge i pini, dune sempre più alte coprono lo strato di ghiaia, rendendo difficile - ai podisti, ai ciclisti e non solo a loro - mantenere la direzione ed evitare le cadute. «Veniamo almeno due volte alla settimana a passeggiare - dicono Roberto Loglisci e Dino Bartoli - e vediamo il mare che avanza sempre di più distruggendo la pineta.
La situazione è critica, non possiamo nasconderlo. Serve una soluzione, sebbene sia difficile trovarla. Questa è una ricchezza naturale, anche dal punto di vista economico, e va tutelata in ogni modo. Non conosciamo l'origine del male, ma solo le ipotesi, come il cambio delle correnti. Forse servirebbero altri pennelli. Di certo, è necessario uno studio per capire meglio».Da cancello a cancello, dicono gli appassionati e le carte, sono cinque chilometri. Si entra a Marina e si esce a Bibbona. Dieci in tutto tornando indietro. «Il clima è cambiato - afferma Mario Cataldo, podista - e la condizione delle piante lo conferma. Penserei prima di tutto a ripulire e poi a ripristinare la duna naturale, perché l'ambiente non va toccato. È un luogo fantastico».
Sì, immergersi tra fusti che svettano verso il cielo e respirare aria fine distende l'animo, ma sbattere contro tronchi caduti e ammucchiati sull'arenile e capanne costruite pure con le canne lascia senza parole.«È fastidioso sia per chi si allena sia per i semplici appassionati - afferma Giuseppe Torre - perché la sabbia che ha riempito il vialetto è alta e provoca anche degli infortuni. Penso che andrebbe ripulito, ma il problema non sarebbe comunque risolto per via delle mareggiate. È un percorso a ostacoli dove all'ultimo chilometro, procedendo verso Bibbona, si trova un avvallamento spesso allagato per giorni che costringe gli sportivi a scegliere un'altra strada. Occorre un'analisi approfondita e una soluzione. Un'alternativa, in realtà, ci sarebbe: aprire il cancello (che si trova circa 300 metri oltre il ponte sul fosso Nuovo, ndc) e spostarci lì. Senza tralasciare poi uno studio approfondito per avere un quadro preciso del problema e studiare un intervento».
Raggiungere quest'angolo di paradiso è semplice. Chi entra da Marina va sempre dritto fino al ponticello che porta alla spiaggia dei cani, lo supera e in fondo svolta a destra. Viceversa, si può costeggiare la pineta in auto fino al presidio militare che incrocia il fosso Nuovo e proseguire a piedi o in bicicletta raggiungendo in pochi minuti il mare. Sono dieci chilometri immersi nella quiete e nella natura, invidiati da chi vive nelle grandi città e considera un lusso una passeggiata all'aria aperta.
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