Il Tirreno

Annarita si trasforma in Befana e racconta: «Mi piace far felici gli altri»

Leondina Marulli
Annarita si trasforma in Befana e racconta: «Mi piace far felici gli altri»

È sorridente dopo le vicissitudini del passato e ha messo i panni della vecchina: «L’ho visto fare a Santa Luce da mia sorella e ho voluto provare anche qui»

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CECINA. «Babbo Natale, mio marito, te l’ha portato il regalo? Altrimenti ci penso io quando torno a casa stasera». Annarita Palazzolo ha mantenuto la sua promessa e ha indossato i vecchi abiti della nonnina più famosa ed amata dai bambini, la Befana. Scopa al seguito, scarpe rotte e abiti logori, ha distribuito caramelle e cioccolatini per tutto il pomeriggio tra piazza della Libertà e piazza Carducci, rifornendo per due volte il pesante sacco in spalla.

Quando ha deciso di vestirti da Befana?

«L’ho visto fare l’anno scorso a mia sorella che vive a Santa Luce e mi sono divertita. Lì c’è una tradizione che si rinnova ogni anno e mi hanno prestato alcuni dei vestiti che ho indossato oggi (ieri ndr). Il resto l’ho comprato o recuperato. La valigia, ad esempio, l’ho avuta dai cittadini di Santa Luce a cui è stata donata da un’anziana signora. L’idea, comunque, mi è subito piaciuta e ho pensato di far contenti bambini e genitori».

Cosa l’ ha spinta a vestirsi e a scendere in piazza? «Fondamentale sono una persona buona e mi piace aiutare le persone. A Natale, ad esempio, prendo il cibo dalla mia dispensa e lo porto ai miei amici che vivono nell’emergenza abitativa e che sono in attesa di una casa popolare, come lo sono stata io per anni. L’anno scorso ho ottenuto un alloggio e le cose sono davvero migliorate. Ora, grazie a qualche lavoro saltuario, pago l’affitto e non ho più bisogno dei pacchi dell’Auser o della Pubblica Assistenza».

In che anno è entrata nell’emergenza abitativa?

«Dopo la separazione da mio marito sono rimasta sola a pagare il mutuo. Allora ero casalinga e ho fatto un corso per diventare guardia giurata, ma non avevo un contratto fisso. Nel 2007 la casa è stata pignorata e, prima di ottenere la casa popolare, sono stata negli agriturismi e nelle roulotte contemplati come soluzioni transitoria all’emergenza abitativa. In una di queste ho preso addirittura la scabbia per le pessime condizioni di igiene in cui mi è stata consegnata. Ho fatto diverse lotte con il Comune per farmi assegnare quello che mi spettava, avendo anche un figlio minore a carico: una notte l’ho passata fuori dalla sede del Comune per protesta e anche perché tornata nella casa provvisoria che mi era stata assegnata ho trovato la serratura cambiata senza alcun motivo».

La sua vita è diversa oggi?

«Di sicuro. Ora non ho più bisogno di andare a prendere i pacchi alimentari e mi sono riavvicinata alla mia famiglia. Ho tre figli: uno vive con me da sempre, un altro non è ancora pronto a riallacciare i rapporti. mentre con l’altro, per la prima volta dopo tanto tempo, quest’anno abbiamo passato insieme le feste. Quando erano piccoli, con loro ho sempre festeggiato la Befana. E l'altra sera, la notte tra il 5 e il 6, ho deciso di fare una sorpresa ad uno dei miei figli. Da qualche tempo la festeggio anche con gli altri bambini, indossando gli abiti della famosa nonnina e scendendo in piazza per offrire dolci ai più piccoli ».
 

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