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Perdono il lavoro e le case vanno all’asta: «Rischiamo di finire in mezzo alla strada»

Claudia Guarino
Perdono il lavoro e le case vanno all’asta: «Rischiamo di finire in mezzo alla strada»

L’appello di due famiglie che attendono lo sfratto: «Cerchiamo un appartamento in affitto, ma nessuno si fida di noi»

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CECINA. Ci sono giorni in cui la sofferenza è così forte da spezzare il respiro. Il collo si inclina verso il basso, gli occhi si velano di lacrime. E le braccia si stringono intorno allo stomaco, con un gesto istintivo, atavico, come se in questo modo fosse possibile intrappolare quel vuoto che inghiotte il futuro. Il figlio di Giorgia, nome di fantasia, è morto qualche anno fa e da quel giorno il quotidiano è diventato un inferno. Poi ci sono stati dei problemi con l’impresa edile di famiglia e la casa è finita all’asta. «Saremo sfrattati da un giorno all’altro», racconta la donna. Anche Marta, altro nome di fantasia, rischia di ritrovarsi per strada. «Mio marito ha avuto problemi con la sua impresa e non abbiamo più entrate da tempo. La nostra casa è stata venduta all’asta - spiega Marta - Nessuno è disposto ad affittarci un appartamento. Non sappiamo più cosa fare».

Questa è la storia di due famiglie, accomunate nel dolore di un destino comune. L’una vive a Cecina, l’altra a Palazzi. Problemi economici, pignoramenti, impossibilità a pagare l’affitto, casa all’asta. È un vortice di emozioni quello che traspare dai racconti delle due madri di famiglia, commosse nel mettere a nudo le proprie fragilità e determinate a lottare per un futuro migliore. A iniziare a parlare è Marta, che vive insieme al marito e al figlio minorenne in una casa di Palazzi. «Abitiamo lì da 15 anni - dice - Mio marito era al timone di un’impresa. Ma il rapporto societario non è andato bene, diciamo così. Per farla breve ci siamo ritrovati senza stipendio e i miei mercatini dell’usato non sono sufficienti per vivere».

Senza stipendio pagare le rate del mutuo è diventato impossibile: ecco che la casa è stata messa all’asta dal tribunale di Livorno. «L’appartamento è stato aggiudicato a fine dicembre - continua Marta - e trascorsi 120 giorni dalla vendita dobbiamo andarcene, pena lo sfratto». Per Giorgia, che vive a Cecina con il marito e la figlia, i 120 giorni sono già trascorsi. Non le resta che aspettare la notifica di sfratto. «Mio marito ha un’impresa edile - racconta - e a un certo punto non siamo più riusciti a far fronte a tutte le spese: alla fine ci hanno pignorato la casa». Giorgia non sa cosa fare, anche perché «la morte di mio figlio mi ha letteralmente annientata. Credo di essere ottimista sulla possibilità di trovare una sistemazione, forse perché non mi rendo bene conto di ciò che stiamo passando». Tra problemi societari e difficoltà imprenditoriali, tra l’aver perso le certezze e l’aver smarrito i punti fermi, ciò che rimane salda nell’animo è la voglia di lottare. «Lo faccio per mio figlio - dice Marta - lui ha bisogno di sapere che c’è un’opportunità». Marta sta cercando una soluzione. Non ci sono buste paga in famiglia ed è difficile che qualcuno sia disposto ad affittare le propria casa senza garanzie.

«Una garanzia l’ho trovata - sottolinea - sono andata in Comune e mi hanno detto che possono pagare per un periodo metà dell’affitto. Ma anche con la garanzia del Comune non riesco a trovare qualcuno disposto ad affittarci un appartamento». Una soluzione tampone era anche stata messa in campo. «Ci hanno proposto di stare due mesi in una struttura ricettiva di Vada. Ci abbiamo pensato, ma dobbiamo poter pensare di riuscire ad ottenere di più per nostro figlio. Lui ha bisogno di uno spazio che senta suo».

In una situazione simile ciò che fa da padrona è la sensazione di incertezza legata alla vita quotidiana. «Questa non è vita». Quello che lanciano Marta e Giorgia è un grido d’aiuto. Prima silenzioso, poi sempre più definito. «Non chiediamo niente di speciale - spiega Giorgia - E non pretendiamo niente. Vorremmo solo avere l’opportunità di ricominciare da capo». Le due donne si abbracciano, condividendo quella sofferenza che, giorno dopo giorno, scava volto e spirito. Vicine. Per intrappolare il vuoto. E per riuscire, in qualche modo, a liberare il futuro da un passato che pesa come un macigno.

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