Italia
Offese al giocatore, il presidente Bimbi: «Scuse accettate ma quanta rabbia...»
Il numero uno del Sei Rose Rosignano non ha ancora deciso se fare causa al responsabile oppure lasciar perdere
ROSIGNANO. Per spiegare l’amarezza e la delusione dopo l’offesa razzista nei confronti di uno dei giocatori simbolo della sua squadra, il presidente del Basket Sei Rose Rosignano, Andrea Bimbi usa una metafora che rende l’idea: «Ho ancora l’osso in gola», ripete. . Sì, perché nonostante le scuse pubbliche da parte del Jolly Acli Basket, società in cui milita l’autore della frase «zingaro di m...», pronunciata durante la sfida del 23 dicembre scorso nei confronti di Giuliano Raugi e una telefonata chiarificatrice tra i due cestisti, la rabbia per quello che è successo la sera del 23 dicembre al palaCosmelli di Livorno non è sopita. Anzi.
«Quello che è accaduto – spiega Bimbi – è gravissimo. Soprattutto perché non si tratta di bimbi, ma di persone adulte, maggiorenni che giocano in un campionato vero (la Promozione ndr) e dunque consapevoli di quello che fanno e dicono. Ecco perché si dovrebbe anche sapere che esistono delle regole e nel caso queste non vengono rispettate ci sono delle conseguenze. Dico tutto questo perché nonostante Giuliano mi abbia detto di lasciar perdere non sono ancora convinto che la cosa migliore sia quella di non fare causa al responsabile». La premessa del presidente Bimbi è semplice. «Raugi – ammette – è un ragazzo che in campo si trasforma come capita spesso agli atleti. Questo può avere delle conseguenze, ma un conto è l’agonismo, il fallo anche deciso. Un’altra cosa sono le offese razziste».
Di quella brutta frase anche il presidente è venuto a conoscenza il giorno successivo alla partita. «Dopo la gara il giocatore non mi ha detto niente – ammette – poi ho letto il suo messaggio su Facebook e sono trasalito. Dato per accertato che quella è la verità dei fatti, confermata anche dal messaggio di scuse della società adesso mi piacerebbe che il responsabile chiamasse anche noi per scusarsi». Un concetto ripetuto anche nella risposta ufficiale che la società ha dato al Jolly Acli. «Accettiamo le vostre scuse – si legge – sicuramente per una società non è piacevole addossarsi delle colpe indirette di questo tipo, specialmente quando il soggetto colpevole, all’apparenza, non verrebbe mai identificato come autore di uno spiacevole episodio». Sì, perché come ripete il presidente nessuno dei due arbitri si è accorto di quella frase e non l’ha scritta nel referto a fine gara. «Il giocatore – conclude Bimbi – per questo motivo non rischia neanche la squalifica. Ecco perché prima di metterci una pietra sopra voglio rifletterci ancora qualche giorno e far capire al responsabile del rischio che sta correndo».
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