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L'appello: «Festa del pesce, organizzazione a rischio»

Anna Cecchini
L'appello: «Festa del pesce, organizzazione a rischio»

I consiglieri della storica associazione: «In crisi l’evento che ogni anno attira fino a 30mila persone»

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CASTIGLIONCELLO. «In queste condizioni la Festa del pesce non può più stare in piedi». Quelle del gruppo storico dei consiglieri dell’associazione no profit che ogni mese di giugno organizza l’ormai storica manifestazione sul lungomare di Caletta sono parole che suonano come un allarme. Ecco che l’assemblea lancia un appello a cittadini, operatori, amministrazione e associazioni perché si facciano avanti in modo da evitare la fine della tradizionale festa. E poi alcuni consiglieri ripercorrono, con il sorriso misto alla preoccupazione, ricordi ed emozioni che hanno vissuto davanti al padellone in riva al mare, che ogni anno sta a simboleggiare l’avvio dei mesi estivi. Sergio Giuliano Castellani, 73enne ex dipendente dello stabilimento Solvay, ci tiene a sottolineare di essere uno dei consiglieri storici dell’associazione Festa del pesce. «Sono entrato nell’organizzazione - dice - nel 1988 insieme a un gruppo di amici, per rilanciare il turismo nella zona e poi sono diventato responsabile Haccp. La più grande soddisfazione, ogni anno, è vedere tanta gente riunita sul mare».

Invece Luciano Nelli, ex ferroviere settantenne, ricorda che sono state le sollecitazioni della moglie, già entrata nell’organizzazione della festa, «a farmi decidere di affrontare questa avventura. Era il 2007 e all’inizio ero aiutante al fritto per poi diventare responsabile della padella, dalla frittura del pesce alla pulitura del padellone. Ho fatto questa attività con grande passione, per me la Festa del pesce è la padella stessa». Grande orgoglio per aver partecipato all’organizzazione della tradizionale festa anche da parte di Gilberto Proietti, 77 anni ex autista ed escavatorista per alcune ditte di trasporti, che da nove anni fa parte del consiglio dell’associazione, diventando responsabile al magazzino. «Tutti insieme, uniti, - dice con soddisfazione - ci siamo impegnati per ridare una spinta a questa iniziativa. Sono felice di questa esperienza».

Gli fa eco Elio Ripoli, che racconta di essere stato presente «nel 1971, alla fondazione dell’associazione per la prima edizione della Festa del Pesce». Oggi ha 74 anni e, dopo aver lavorato in Solvay, nel 2010 è rientrato con grande impegno. «Eravamo un gruppo di amici - racconta Ripoli, che è presidente dell’associazione - e abbiamo deciso di ridare vita alla festa, e da allora abbiamo lavorato per richiamare sempre più persone. Il momento più bello di ogni festa per me è la fine dell’ultimo giorno, quando tutto è andato come doveva mi rilasso e tiro il fiato».

Ci tiene a dire di essere un calettano doc, visto che fin da giovane abitava in via dei Cipressi, Nilo Pellicci, che dopo essere stato tecnico per la Snam, a 73 anni è il tesoriere dell’associazione. E quello che gli altri considerano «l’anima della Festa del pesce». «La mia più grande soddisfazione, dopo mesi di preparativi intensi - dice - è vedere che tutto è andato secondo i programmi, e festeggiare con i circa cento volontari che animano l’evento per la cena di ringraziamento». Infine Massimo Aspettati Avunti, architetto 66enne che è entrato in consiglio nel 2018, «perché mi lega una grande amicizia con loro - spiega indicando gli altri cinque consiglieri - e dare una mano a livello burocratico. Perché per mettere su una festa come questa ci vogliono capacità organizzative e una visione generale, tutte cose di cui dall’esterno non ti rendi conto».
 

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