Sicurezza
Celestino, Ilvo e Giuliana in pensione dopo 53 anni
Cecina: “Carne suina” è stato per più di mezzo secolo un’eccellenza della gastronomia della città. Cena a sorpresa organizzata da tanti amici commercianti
CECINA. Uno dei più rinomati esercizi commerciali di Cecina ha chiuso i battenti. Domenica scorsa, dopo 53 anni di attività. Sempre al numero 3 di via Marrucci, allora via Magona, dal 29 settembre 1966. «Si è voluto chiudere in bellezza, col lavoro sempre a pieno ritmo, con una bella clientela». Una scelta dolorosa, fatta dopo una lunghissima attività, ma purtroppo «era arrivato il momento di fare i conti con l’età», dicono i titolari di Carne suina Celestino Biondi, il fratello Ilvo e la cognata Giuliana Bernardoni, rispettivamente di 77, 70 e 66 anni.
“Il mestiere da Funari”. I primi due originari di Monteverdi Marittimo, dove il babbo Cherubino si occupava del podere di famiglia, in località Bagnoli, alle porte del paese, ed aveva lavorato nella miniera di manganese di Canneto. Da Monteverdi il trasferimento al Poggio di Casale Marittimo, dove i genitori lavoravano la terra a mezzadria. Celestino scelse invece un’altra strada e nel ’58 andò ad imparare il mestiere nella norcineria Funari di corso Amedeo, a Livorno. Nel ’60 fu assunto nella Pizzicheria Barlettani di corso Matteotti, a Cecina, che aveva il laboratorio di trasformazione della carne in via IV Novembre.
Dopo tre anni l’approdo al salumificio alla Rosa di Terricciola, per tornare definitivamente a Cecina e mettere in piedi con il fratello il negozio dove campeggiava l’insegna Carne suina. E c’è tuttora, dopo 53 anni. Perché non norcineria? «Sa, siamo per così dire partigiani. Non proveniamo da Norcia. Siamo nati qui».
Cecina nel cuore. Quando aprirono il negozio, nel podere di Casale allevavano 250 maiali l’anno, però «la nostra produzione – affermano – non era sufficiente e ci rifornivamo anche da aziende del comprensorio. Finché la legge cambiò e oltre alle vasche di decantazione, che avevamo impiantato, venne l’obbligo del depuratore. Troppe spese. E come altri allevatori rinunciammo». Comunque «si son sempre comprati maiali della zona, prodotti italiani. Abbiamo iniziato col suino e finito col suino. Italiano. Senza mai incorrere in un verbale, una denuncia da parte dei Nas. Si viene via puliti».
Clienti, non numeri. Nel ’66 fu richiesta l’autorizzazione per la macellazione e la lavorazione estiva e la Prefettura la concesse; così Carne suina arrivò a servire da Forte dei Marmi fino a sud di Grosseto. Ma col tempo nell’esercizio c’è stata qualche trasformazione? Celestino: «Quando è cambiato il modo di vivere degli italiani gli siamo andati dietro. Le famiglie, prima numerose, si sono rimpicciolite. Sono mutate le esigenze. E dal bancone contenente da cima a fondo soppressata, fegatelli, mallegato, bistecche, carne a taglio siamo passati a riempirlo di tanti prodotti pronti, farciti, rotolini. Che preparavamo tutti insieme. Anche se perlopiù in questo si adoperava Giuliana, che nel frattempo si era unita a noi. Prima a dare una mano e poi a tempo pieno. Con la mole di lavoro che è sempre aumentata. E la clientela soddisfatta». Non solo del luogo. Dai prelibati prosciutti con stagionatura di 24 mesi ai ciccioli inviati un po’ in tutta la Toscana, alle tante altre specialità, sempre consegnati con gentilezza e buonumore. Perché chi entra “non è un numero” si sottolinea. «Col tempo i clienti si sono affezionati. Ne abbiamo di Novara, Milano, Genova, Firenze, Roma, della Sicilia. Un po’ di tutta Italia».
Estimatori da tutt’Italia. Qualche particolare. «Dal 2000 al 2005 un gruppo di persone di Alessandria che sostavano qui per la caccia al cinghiale si fermavano a comperare la nostra carne. Una signora una volta l’anno parte da Torino col treno per venire a prendere la roba da noi. Una cliente che era in gita all’Elba, al rientro propose una tappa nel nostro negozio; l’autista si prestò e dal pulman uscirono una cinquantina di persone le quali oltre che da Carne suina fecero acquisti in esercizi vicini riversandosi nel centro cittadino». Qualche bel ricordo? «Ce ne sono tanti». Ci indicano una parete, per coglierne tre fra i più belli. C’è una grande foto che raffigura una stupenda veduta di Colonnata, la famosa località del Carrarese. Nel 1980 i nostri tre commercianti furono invitati come ospiti d’onore da una delle aziende che facevano il lardo per essere stati fra i primissimi clienti ad aver adoperato il lardo di Colonnata. Una bella soddisfazione per loro che acquistavano sempre prodotti tipici e originali.
Ospiti d’onore a Colonnata. Altro ricordo: nel 1985 il Giro d’Italia fece tappa a Cecina. E come per le altre la Gazzetta dello sport indisse il concorso della vetrina più bella del luogo. La tappa la vinse Saronni ed il concorso Carne suina. I ciclisti, alloggiati a Cecina Mare, il giorno dopo l’arrivo in piazza del Duomo vennero fatti passare da via Marrucci per vedere la vetrina che aveva ottenuto il primo premio. E ancora: a fine anni Sessanta in occasione della Sagra del rigatino di Collemezzano visitò il negozio Lisa Biondi, giornalista che in Grand Hotel si occupava di cucina. Ne rimase così impressionata da farsi dare alcune ricette che poi pubblicò: arista sottolio, fegatelli al forno, rigatino arrotolato. Lo scorso marzo Confcommercio, Comune e Confesercenti premiarono gli esercizi che erano arrivati al 50° anno di attività. Fra questi, Carne suina. Giuliana, qual è il segreto del vostro successo? «Abbiamo sempre voluto servire i clienti nella stessa maniera, come se fosse stato il primo giorno. Cercando di accontentare tutti. È grazie anche a loro se siamo riusciti a fare prodotti di qualità. Domandiamo sempre “Era buono, ti è piaciuto?” e dai consumatori sono venuti talvolta consigli, dei quali abbiamo fatto tesoro. Perché c’è sempre da imparare tanto”. Celestino, ma chi è dispiaciuta di più la chiusura? «Quelli che ci sono rimasti peggio sono i bambini, perché gli mancano le milanesi e i saltimbocca della Giuliana».
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