Sicurezza
Solvay, in Piemonte condanne confermate dalla Cassazione
ROMA. È stato confermato nella serata di ieri dalla Cassazione il verdetto d’appello per l’inquinamento delle falde acquifere da parte deel polo chimico Ausimont-Solvay a Spinetta Marengo: stiamo parlando dello stabilimento che la multinazionale ha in Piemonte nella zona di Alessandria.
La decisione della Cassazione fa diventare definitiva la condanna a un anno e 8 mesi per i manager Giorgio Carimati, Luigi Guarracino e Giorgio Canti, secondo quanto era già statop stabilito dalla Corte di Assise di Appello di Torino nel giugno dello scorso anno.
La vicenda giudiziaria risale al decennio scorso: nella cittadina piemontese era emersa l’ “emergenza cromo”, perché nei terreni e nelle falde idriche sia sotto la fabbrica che nelle immediate adiacenze erano stati rinvenuti veleni e inquinanti sospettati di causare tumori. Le indagini avevano portato alla contestazione di una serie di accuse: nel mirino i vertici delle società Ausimont e Solvay, che si sono susseguite al timone di questo polo chimico piemontese. Fra loro anche Cogliati che la stessa accusa ha definito come «uno dei padri della chimica italiana».
Nella requisitoria nel processo davanti alla IV sezione penale in Cassazione il procuratore generale Ferdinando Lignola aveva auspicato una “pioggia” di cause civili per «toccare nel portafoglio» chi, a suo giudizio, si è macchiato di condotte offensive della pubblica incolumità.
Già in appello l’accusa aveva usato la mano pesante: la procura generale aveva contestato agli imputato il dolo nell'inquinamento delle falde acquifere e chiedendo pene fra i 15 e i 17 anni di carcere.
Nell’appello le condanne erano state ridotte per tre manager rispetto alla sentenza di primo grado, altri quattro erano stati dichiarati assolti mentre in un altro caso era scattata la prescrizione. Era stato celebrato nel 2015 il processo di primo grado che aveva visto quattro condanne a due anni e mezzo per reati colposi.
Il caso di Spinetta Marengo era tornato sotto i riflettori dell’attualità in una delle ultime puntate di Report. —
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