Il Tirreno

Erosione, il mare non aspetta Cercasi coordinamento

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I lavori antierosione sulla costa procedono a macchia di leopardo. Prendiamo spunto dalle recenti proteste di Vada, dove si sono accumulati altri ritardi nell’avvio dei cantieri, per articolare un ragionamento più generale. Sulla programmazione.

Il timore, giustificato dalla casistica precedente, è che si entri di nuovo nella stagione turistica senza aver completato i lavori di ripascimento a protezione della linea di costa. Ma la costa non è solo turismo, l’erosione non è un problema riservato agli operatori balneari. Ci riguarda tutti, perché ne va dell’ambiente in cui viviamo. Possibile che non si riesca a programmare i lavori in tempi ragionevoli, tempi che non intacchino la stagione turistica e quindi il lavoro di operatori e dipendenti del settore? Ce lo chiediamo ogni anno e ogni volta giriamo la domanda agli amministratori. La risposta è comprensibile: problemi di appalti, di finanziamenti, di burocrazia. Ma il mare la burocrazia non la conosce.

Capitolo 2: la programmazione latita ovunque. Se a Vada i lavori vanno a rilento, nel tombolo sud di Marina di Cecina le opere antierosione sono ancora in fase di progettazione. Eppure la spiaggia e la pineta del Tombolo sono una delle maggiori ricchezze naturalistiche e turistiche della zona. Non solo di Cecina.

Su una linea di costa di appena una quindicina di chilometri stessi problemi e soluzioni toppa. Senza coordinamento Lo stesso succede per il fiume Cecina. A cui non si riesce ancora a dare la patente ufficiale di fiume. E ancora si cerca di strutturare un’autorità di bacino che coordini interventi, dalla messa in sicurezza alla tutela ambientale al dragaggio, e gestisca finanziamenti. Un rompicapo di enti diversi e e frammentari che rende tutto più difficile. In occasione delle ultime due piene questa frammentazione si è manifestata in tutta la sua pericolosità.

Che fare? Cerchiamo un’organizzazione e un coordinamento. Fare squadra non vuol dire perdere l’identità dei campanili, che fanno tanto Toscana. Ma mettere insieme le forze.

Magari prendiamo spunto dai recenti ambiti turistici. Che stanno tentando attraverso un coordinamento dei territori limitrofi di acquistare un’identità che abbia valore anche sui mercati internazionali e nelle Borse turistiche. Perché un marchio ha bisogno di un’identificazione forte. Invece non è un caso che la Costa degli etruschi, 30 chilometri non di più sulla carta geografica, abbia questo nome solo sulle carte ufficiali. Divisione penalizzante. E certe volte anche incomprensibile, con programmazioni culturali doppione, specie in estate, oppure concentrate nello stesso periodo con risultati di involontaria concorrenza. Se il turismo ci sta provando le infrastrutture non possono essere da meno anche perché non si fa turismo, o lo si fa male, senza infrastrutture efficienti. —

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