Gioco
Mercato, protestano gli ambulanti: «Danneggiati dalla bassa qualità»
Commercianti storici contro chi vende capi “usa e getta”: «Cambi di società ogni anno per fare concorrenza sleale»
CECINA. «La qualità? Nei mercati, e purtroppo Cecina non fa eccezione, non esiste più. Ormai i clienti sono abituati ai prodotti usa e getta e se devono cercare qualcosa di più raffinato vanno nei negozi, se li trovano. Per noi è un dramma, un danno enorme. In parte è anche colpa dei tanti banchi stranieri, per la verità le uniche persone che ultimamente si affacciano nel nostro settore. Alcuni vendono cianfrusaglie e di fatto modificano le abitudini della gente. Persone che magari poi si lamentano anche della qualità, ma non fanno nulla per ovviare a questo problema».
A parlare sono Lucia Golini e Daniele Abate, titolari di un banco di abbigliamento che ogni martedì espone in corso Matteotti. Non sono gli unici commercianti a lamentarsi di una situazione che sta andando avanti «da almeno due o tre anni e che sta mettendo in crisi l’intero settore», dice un collega, chiedendo l’anonimato, che accusa senza mezzi termini «coloro che, pur battendo gli scontrini, accumulano debiti con l’Erario e chiudono dopo tre anni (quando arrivano i controlli veri) facendo concorrenza sleale a tutti». «Mantenere un certo livello di qualità – dice invece Mirco Sbrolli – ormai è impossibile, perché soffriamo la concorrenza. Se sia sleale? I controlli ci sono, quindi un minimo di regolarità ci sarà anche da parte di tutti. Speriamo di poter giocare ad armi pari soprattutto con chi cambia società ogni sei mesi, od ogni due o tre anni. Facce nuove se ne vedono...».
Un tema centrale, quello dei nuovi volti del mercato. Più dei furti e dei borseggi, un problema di cui nei mesi scorsi aveva scritto Il Tirreno su input degli stessi imprenditori e che evidentemente, anche grazie al continuo pattugliamento di carabinieri e polizia municipale (anche ieri fra la folla) ora è venuto meno. Lo spiegano bene i commercianti storici. Fra loro Alfredo Veltroni. «Le nostre leggi permettono a chiunque di venire e aprire un banco per poi andarsene, magari senza aver pagato le tasse – racconta – e non va bene. Lo stesso non succede in altri Paesi». Molti puntano il dito contro gli stranieri. «Ci sono stranieri onesti e italiani disonesti – puntualizza Veltroni – ma a Cecina le persone che cambiano in continuazione dietro ai banchi sono solo straniere».
«La crisi? Non è colpa nostra – a rispondere è uno dei tanti imprenditori stranieri che vendono abbigliamento, Muhammad Imran – visto che da qualche anno a questa parte è cambiato tutto. Noi siamo persone oneste. Oggi è una bella giornata e speriamo di lavorare bene».
Il maltempo di novembre ha messo a dura prova i conti dei commercianti. «Sì, è stato uno schifo – racconta il cinese Andrea Qu – mentre per quanto riguarda la qualità è vero che ultimamente è diminuita. Prima era meglio e ora non è buona». «Il mercato è multietnico, non è più quello di una volta e si è strutturato in modo diverso anche sulla merceologia – commenta Attilio Camposano, presidente Fiba Confcommercio per la provincia di Livorno – Nonostante il fascino resti immutato, l’offerta sta perdendo un po’ di appeal. A mio parere prima di dare i permessi bisognerebbe prevedere corsi di formazione ad hoc per gli ambulanti e in seguito più controlli».
«La concorrenza sleale? La devono accertare gli organi preposti, non è compito nostro – aggiunge Luigi Firosa, di Gaeta, ma da quattro anni a Cecina – ma di sicuro così siamo destinati a sparire. Dovevamo creare dei gruppi di acquisto per difenderci, mantenere alta la qualità e abbattere i prezzi, ma non è nel nostro dna e quindi non ci siamo mai associati. Ora – conclude deluso – è troppo tardi».
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