Il Tirreno

l'intervista

Rolando Nuti racconta la “sua Regola”: «Il vino è sudore, passione e piacere»

Maria Meini
Rolando Nuti con i figli
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Rolando Nuti con i figli

Intervista al capostipite della Regola e padre dei vignaioli Luca e Flavio che hanno dato vita alla famosa cantina di Riparbella

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RIPARBELLA. Rolando Nuti è il capostipite della Regola, padre dei vignaioli Luca e Flavio che hanno dato vita alla famosa cantina di Riparbella. 88 anni, spirito battagliero e attaccamento al lavoro, Rolando Nuti si presenta così: «Sono nato a Riparbella il 22 giugno 1931 e vivo a Riparbella nella casa che fu di mio nonno, poi di mio padre, in via Gramsci 1, in nome del famoso teorico del Partito comunista di cui mio padre Nilo fu primo segretario agli esordi del partito fascista. Famiglia di antifascisti da sempre!»

Ci racconta come e quando è cominciata l’avventura della Regola?
«È cominciata nel 1990, per iniziativa di mio figlio primogenito Luca, appena laureatosi in agraria, a cui si è affiancato dal 2000 mio figlio Flavio per la parte amministrativa e i rapporti commerciali, ma La Regola è il nome della vigna che apparteneva alla mia famiglia sin dai primi del ’900. Io ho ereditato da mio padre e da mio nonno il piacere di fare e bere vino anche se ho lasciato ai miei due figli l’onere di seguire l’attività della cantina».

Ci racconta un aneddoto?
«Il mio nonno, che durante il lavoro faticoso beveva solo vino per dissetarsi, diceva sempre: “Bimbo, l’acqua va ai polmoni!”»

In principio erano le macchine agricole, poi sono arrivate le vigne e il vino di qualità. Se la immaginava questa svolta?
«No. La ditta Nuti ha sempre svolto servizi meccanizzati per l’agricoltura sin da quando sono nato, ovvero dal 1931, e da allora avevo avuto rapporti di lavoro con le aziende vinicole di Bolgheri, dalla tenuta San Guido degli Incisa a quella degli Antinori.«Allora solo queste cantine iniziarono a produrre e commercializzare il vino, e quando mio figlio Luca si laureò fui contento, dato che a Riparbella non c’erano aziende vinicole, di sostenerne la nascita e di iniziare a piantare viti partendo proprio dai 2 ettari della vigna La Regola, fino ai 25 ettari di oggi».

Che effetto le fa vedere una tradizione di famiglia crescere prima con i figli e ora con i nipoti?
«Un bell’effetto, perché, visto che ormai io sono alla fine del mio percorso di vita, so di lasciare ai miei discendenti il frutto del mio duro lavoro e l’opportunità di tramandare a loro i valori familiari e l’amore per la terra e la vigna ricevuta da mio padre e da mio nonno».

È orgoglioso di essere il capofamiglia di questa celebrata azienda di vignaioli?
«Certamente, ne sono orgoglioso. E perció quando lasceró questo mondo saró felice e a mio agio, sicuro di avere lasciato una traccia importante».

Che cosa rappresenta il vino per lei?
«Il vino è sudore, passione e piacere».

Come si immagina la Regola fra 50 anni?
«Mi immagino un’azienda ancora più affermata, soprattutto all’estero, e nella quale siano ancora presenti i valori etici e gli insegnamenti tramandati dalla nostra famiglia».

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