Sicurezza
Il sindaco a Conte: «Non ho mezzi per la protezione civile»
In una riunione dell’Anci Samuele Lippi ha consegnato una lettera al presidente del consiglio chiedendo una revisione della legge
CECINA. È andato con una lettera e indossando abiti da operatore della protezione civile. Così si è presentato il sindaco Samuele Lippi al presidente del consiglio Giuseppe Conte a un’assemblea dell’Anci che si è svolta ad Arezzo. Questo per portare a Conte le difficoltà con cui si è dovuto confrontare per le continue allerte meteo dei giorni scorsi.
«Nell'ultimo fine settimana mi sono trovato a dover decidere l'evacuazione di oltre 500 persone residenti in aree a rischio esondazione - ha scritto Lippi - abbiamo tenuto aperto il centro operativo comunale per cinque giorni, eravamo stremati. Ho dipendenti che hanno fatto turni massacranti, dormendo solo poche ore». Poi entra nello specifico: «Le allerte meteo che emette il Centro funzionale regionale sono avvisi spesso generici, con previsioni accompagnate da un codice e uno scenario standard. Per ogni allerta arancione per vento per intendersi lo scenario previsto è sempre il medesimo. A queste comunicazioni non si accompagnano mai indicazioni operative di alcun tipo, ogni decisione volta a tutelare l'incolumità della popolazione è in capo ai sindaci che sono chiamati a fare valutazioni basandosi solo sul buon senso, o sull'esperienza quando ne abbiamo». Ma, continua «raramente abbiamo gli strumenti e le competenze per fare certe valutazioni, ancor più raramente a causa delle forti restrizioni che hanno gli enti locali, possiamo contare su esperti e professionisti capaci di aiutarci. E questo vale quando si parla di un'evacuazione ma anche della "semplice" chiusura delle scuole, uno dei provvedimenti che crea maggiore scompiglio, scontento e confusione nella cittadinanza. Quando viene emessa allerta arancione noi le chiudiamo, decisione frutto anche dei suggerimenti ricevuti a suo tempo da un comandante dei vigili del fuoco sicuramente più esperto di me nella gestione delle emergenze. Dall'inizio dell'anno scolastico Cecina ha chiuso le scuole già cinque volte».
«Ma quello che mi preoccupa di più - va avanti - è la consapevolezza che un Comune come il mio, che è considerato medio, non ha gli strumenti, le competenze, le risorse per affrontare le emergenze di protezione civile.È assolutamente necessario un coordinamento sovracomunale, un organismo "superiore" che abbia la forza e le competenze per dare indicazioni operative. Un ruolo che non può essere demandato alle Province, esautorate non dalle competenze ma assolutamente prive dei mezzi e delle risorse necessarie. Senza pensare che troppo spesso i confini amministrativi provinciali non rispettano le caratteristiche idrogeologiche e idrografiche dei territori diventando addirittura un elemento di ostacolo, una limitazione burocratica, rendendo complicato coordinare gli interventi, o anche solo parlare, all'interno del solito bacino di un fiume». E chiude con una richiesta di aiuto « affinché il governo si faccia carico di una profonda revisione della legge nazionale sulla protezione civile». —
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