Il Tirreno

Svegliati dall’allarme per la piena del fiume Cecina: «La paura è stata tanta»

Claudia Guarino
Svegliati dall’allarme per la piena del fiume Cecina: «La paura è stata tanta»

Alle 7.30 i vigili hanno suonato ai campanelli di 516 residenti per evacuarli. Una cittadina: «Non sapevo cosa portare via con me, è stata una cosa terribile»

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CECINA. Le nubi si addensano in cielo mentre Patrizia Bettini esce dalla sua casa di via Parini. Ha uno zaino nero in spalla e un marsupio grigio intorno alla vita. Sono circa le 11.30 di una domenica diversa dalle altre. Una domenica segnata dalla grande paura per la piena del Cecina. «Vado da mia madre a Marina, non me la sento di restare qui». Lasciare tutto ciò che si ha non è facile. «È un pensiero terribile - racconta - Non so nemmeno che cosa portare via con me, avrei voluto mettere tutto nella borsa. L’ansia è troppa. Non posso rimanere».

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Cinquecentosedici. Tante sono le persone che risiedono nelle zone considerate a rischio. Via Guerrazzi, via Parini, via Nievo, via Salgari, via Volterra, via Campilunghi, via vecchia Livornese e via Val di Cecina: tutti posti che, in caso di esondazione del fiume, potrebbero finire sott’acqua. Per questo ieri, fin dalle prime ore della mattina, gli agenti della polizia municipale e i volontari delle tante associazioni in campo hanno salito le scale di ogni casa, bussando a ogni porta. «Quando ho sentito suonare al campanello mi sono spaventata - dice Sabrina Botti, residente in via Nievo - Chi mai poteva essere alle 7.30 di domenica mattina? Ci hanno messo in guardia del pericolo esondazione, spiegandoci che c’era un pullman a nostra disposizione e dei centri di raccolta». Sabrina e la sua famiglia, però, decidono di restare, così come Luisa di Nunzio, residente di via Parini. «Io non me ne sono andata, perché abito su un piano alto - racconta - però mi ha fatto un effetto strano vedere che stavano evacuando la zona. Mi sono detta: “Oddio, ma allora sta succedendo davvero!”». Alla fine della mattinata sono circa 50 le persone che scelgono di allontanarsi dalla proprie case, la maggior parte delle quali per raggiungere parenti o amici. Nel tardo pomeriggio, poi, altri si accodano. «Io ospito 40 studenti, che cosa devo fare? Come faccio ad aiutarli ad evacuare?», chiede ai soccorritori Chiara Salvagnini, titolare di una struttura ricettiva costruita vicino al fiume.

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A Marina, invece, le persone sono più fiduciose. «Mi fido del fiume», dice Ettore Lorenzini. L’aria di Cecina è pregna di umidità. Sulla sponda destra del fiume, alla Cinquantina, il silenzio è rotto solo dallo sfrecciare dei mezzi della protezione civile. Poi ci sono i presidi delle associazioni. Da lì si alzano le voci dei volontari che si coordinano su tutto il territorio. Pubblica Assistenza, Misericordia, Croce Rossa. I volontari vengono da ogni parte della territorio: da Cecina, da Palazzi, da Rosignano, da Bibbona. E anche da Donoratico. «Siamo scesi in strada alle 3 di questa mattina (ieri ndr) per monitorare la situazione - raccontano Stefania Forlani, Mise Palazzi e Alessio Tei, viceresponsabile area emergenza della Misericordia di San Pietro in Palazzi - Ora siamo alla Cinquantina, ma tra poco andiamo alla Steccaia, dove la situazione è critica». Cecina è una città sospesa, dall’atmosfera rarefatta. Perché ciò che è tanto temuto potrebbe materializzarsi. Il fiume, adesso, fa davvero paura. «Io sono giovane ed è la prima volta che lo vedo così», dice Giuseppe Delogu, 21enne volontario della Pubblica Assistenza di Bibbona, che viaggia avanti e indietro per la città con il suo collega Andrea Alletto. Ma anche i più anziani sono impressionati. Alla Steccaia il fiume «in un’ora sale di 20 centimetri», racconta Luca Romagnoli, Misericordia di Palazzi. Lì l’acqua ha già rotto gli argini e, a intervalli regolari, si sente un suono forte e sordo. Toc. Toc. È il rumore di grossi tronchi d’albero che, spinti da una corrente sempre più impetuosa, urtano il ponte, grattando via parte della pietra.

Gli alberi cresciuti nel letto del corso d’acqua oscillano pericolosamente, sferzati dalla corrente e urtati dai detriti. Qui volontari e forze dell’ordine vigilano aspettando l’arrivo dell’ondata di piena. Il Cecina, alla fine, ha rotto gli argini in alcuni punti, riversandosi nei campi. È così terminata una lunga giornata, difficile da dimenticare. Ma l’allerta meteo continua.

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di Redazione web