Il Tirreno

la guerra del teatro 

L’Artimbanco “sfida” l’assessora Valori a un incontro pubblico

Michele Falorni
L’Artimbanco “sfida” l’assessora Valori a un incontro pubblico

I dirigenti dell’ex scuola comunale chiedono che venga  spuegato il motivo della chiusura. «25 anni cancellati»

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CECINA. «Le polemiche sulla chiusura di Artimbanco sono appena iniziate e noi invitiamo l’assessore alla cultura Lucia Valori a un incontro pubblico». Parole dei dirigenti della (ex) Scuola comunale di teatro, che durante la conferenza stampa di ieri mattina hanno approfondito il problema. Il presidente Carlo Rotelli, il vice Francesco Sangiorgi, il direttore artistico Marco Leone e dei corsi Serena Bertini hanno parlato a una voce, chiedendo che l’amministrazione spieghi alla città e a loro stessi come si è arrivati alla chiusura. Perché, ricordano, in campagna elettorale a primavera Artimbanco e Sarabanda, la scuola di musica, erano considerate eccellenze del territorio. Come se non bastasse, la riqualificazione del teatro Eduardo De Filippo ha seguito passo dopo passo il progetto proposto da Artimbanco stesso, che intanto prosegue i propri corsi all’Ordigno di Vada, in biblioteca e nelle sale di Sarabanda a villa Guerrazzi alla Cinquantina. «Come mai la scuola è chiusa? L’assessore – proseguono – dice che ci sono progetti nuovi, i Cantieri teatrali, ma la questione è diversa: perché un conto sono una serie di laboratori e un altro è la nostra realtà. Se c’erano da proporre delle modifiche, bisognava prima incontrarci e parlarne. Invece, niente. Esistiamo dal 1994, 25 anni in cui abbiamo ottenuto consensi e premi, stringendo legami con associazioni nazionali e internazionali. Se un capitolo di storia della città come questo viene cancellato, non solo è un fatto enorme, ma va discusso davanti a tutti, chiarendone i motivi. A lasciarci basiti è il modo in cui l’operazione si è svolta: senza nessun confronto tra giunta e direzione dell’Artimbanco. Inoltre: com’è possibile che vengano impiegati gli stessi soldi per promuovere solo dei laboratori? Noi abbiamo curato spazi e aderito a progetti europei, sviluppato contatti con accademie italiane e straniere, perché il sodalizio non è soltanto corsi, ma lavoro quotidiano su iniziative come la Giornata della Memoria, collaborazioni con il Cesvot e il teatro amatoriale». Da qui, senza dimenticare le lezioni nelle scuole del territorio e la medaglia d’oro ricevuta nel 2014 dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la richiesta di un confronto aperto con la città «in cui l’assessore Valori chiarisca i motivi della chiusura, spiegando come mai con la stessa cifra sostiene solo i laboratori. Certo – proseguono il presidente e i suoi collaboratori – attaccarci è stato facile in quanto, a giugno, la convenzione triennale tra il nostro sodalizio e il Comune è scaduta e non è stata rinnovata. Allora, venga a raccontarci su quali progetti punta, come mai siano meglio dei precedenti a parità di investimenti pubblici e come ne aumenterà la qualità. Per questo vogliamo che i cittadini conoscano bene la vicenda e il nostro intero curriculum». Il direttivo ricorda che, nelle sale accanto alla villa della Cinquantina, dove è nato, ha montato pure il palco e le gradinate, oltre a procurarsi le altre attrezzature utilizzate per le prove e le rappresentazioni nel corso del tempo. «No, non ci stiamo: per la nostra casa della cultura teatrale – così l’hanno definita – vogliamo un confronto aperto».—

Michele Falorni

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