Il Tirreno

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La street art sulle fioriere per combattere i vandalismi

Michele Falorni
La street art sulle fioriere per combattere i vandalismi

I muri degli edifici al Villaggio scolastico sono coperti di scritte e disegni Progetto dell’amministrazione per gestire l’attività di graffitari e writers

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CECINA. Passeggiare tra i vialetti e il verde del villaggio scolastico è un piacere. Ci sono le piste ciclabili e i giochi per bambini, i campi in erba sintetica e gli attrezzi all’aperto. Questa è la premessa. Per chi entra da via Napoli e attraversa la zona che dal campo di basket dietro al liceo arriva al vecchio palasport e prosegue fino alle medie, però, lo scenario è diverso. Difficile che l’occhio non cada sulle scritte nere che riempiono i muri della scuola, i corridoi d’ingresso delle palestre laterali al palazzetto e una sezione della sua parte più alta, la bacheca accanto alla fermata del pullman e lo scivolo dei bimbi piccoli. Una firma precisa non c’è, ma spesso si legge “Lapis”: cinque grosse lettere rotonde e precise care ai graffitari. Un messaggio? Un modo originale ma discutibile di comunicare? Chissà. Lucia Valori, insegnante e assessore comunale alla cultura, prova a rispondere interpretando il fenomeno. “Il dibattito prosegue da anni, con la distinzione tra graffiti intesi come opere d’arte e scarabocchi. Le sigle che ho visto non contengono nessun messaggio, se non quello di rendersi visibili o scrivere ai coetanei. Noto un bisogno continuo di farsi vedere, attraverso per esempio i tatuaggi o queste forme. E’ un problema di decoro pubblico collegato all’educazione al rispetto dell’ambiente e al bello. Un obiettivo pedagogico che professori e famiglie dovrebbero avere, ma che rientra anche nel mio assessorato. Ogni volta che incontro i giovani li ascolto e provo a capirne gli eventuali disagi. Ma, per quanto riguarda la tutela di ciò che ci circonda, dobbiamo cominciare noi adulti: chiedo un pochino più di armonia come stile di vita, evitando gli eccessi. Rispettare l’ambiente non significa soltanto manifestare per il pianeta che si riscalda, ma vuol dire prendersi cura dei luoghi pubblici. Prendo però atto della situazione e confermo che metteremo alla prova i ragazzi studiando per loro un progetto che li veda impegnati con le fioriere”. L’iniziativa del Comune non ha ancora una data precisa, ma si rivolge a tutte le scuole del territorio per coinvolgerle e dare ai loro iscritti la possibilità di esprimersi in modo diverso, magari dipingendo i vasi con i pennarelli. La zona compresa tra il liceo e le medie, dove in mezzo si trova il palasport, descrive anche episodi pericolosi. Basta alzare lo sguardo e vedere una scritta sbucare sotto al cornicione del vecchio palazzetto. Prova concreta che qualcuno si è arrampicato. Poi ci sono le frasi sui muri e quelle poco piacevoli sulle pareti d’ingresso alle palestre laterali del palasport Astrid e Ester Frontera. Oltre ai disegni sul pavimento in mattonelle del campo da basket, all’occorrenza pista di pattinaggio e di biciclette, dietro al Fermi. Dove bimbi piccoli giocano salendo sullo scivolo imbrattato e qualche studente ripassa i compiti in compagnia seduto ai tavoli in legno. Salire sui tetti è pericoloso. Scarabocchiare a colori i cassonetti della spazzatura è spiacevole. Chi siano gli autori nessuno lo sa. Il Comune, però, vuole evitare il degrado e per questo studia una soluzione per indirizzarne la creatività. —

Michele Falorni

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