Il Tirreno

Fondi sfitti e saracinesche giù: soffre il salotto buono della città

Claudia Guarino
Un fondo sfitto
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Un fondo sfitto

Cecina: cartelli con la scritta “Affittasi” e vetrine oscurate con la carta. Il centro è costellato da locali vuoti

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CECINA. Talvolta, sbirciando tra i vetri ormai opachi, è ancora possibile cogliere l’anima dell’attività che fu. Ci sono posti dove l’identità del passato è appena accennata: passa dalle tracce lasciate da quello che un tempo era un bancone, per esempio, oppure dalle macerie di vecchi scaffali ammassate nell’angolo di una stanza.

Ma ci sono anche luoghi che conservano viva l’immagine della propria storia recente: accade dove le insegne esistono ancora, seppur scavate dal tempo. Questa storia ha un filo conduttore ed è il cartello “Affittasi”: quel foglio giallo, verde o rosso che incanala lo sguardo verso locali una volta pieni di vita.

Il cuore di Cecina è costellato da fondi sfitti e le vetrine vuote si fanno sempre più strada tra bar, ristoranti, tabaccherie e negozi di abbigliamento. Al di là dei dati ufficiali e delle statistiche su cessazioni di attività e nuove aperture, vedere quegli spazi abbandonati è qualcosa che fa male, anche perché il commercio per Cecina è cuore pulsante.

Il colpo d’occhio è impietoso già dopo il ponte che conduce a San Pietro in Palazzi. Lì ci sono i primi locali vuoti. Lo sono ormai da tempo, a dire la verità, tanto che i cartelli affissi sulle vetrate sono vicini a sbiadirsi.

Nemmeno corso Matteotti, uno dei salotti buoni della città, è dunque immune al fenomeno. Al civico 109, per esempio, della carta bianca avvolge le vetrate e ad accogliere i clienti c’è un cartello “Affittasi” giallo e nero. Una volta lì c’era un’erboristeria dalle vetrine color lavanda.

Anche al civico 132 la situazione è la stessa, soltanto che lì il cartello è bianco ed è stato affisso su una saracinesca che sbarra il passaggio allo sguardo.

L’insegna è ancora, in parte comprensibile. “Calzature Lauretta”, c’è scritto. E se dalla via principale si passa allo spazio che guarda il Duomo, la situazione non cambia. In piazza Guerrazzi negozi e botteghe circondano la palma transennata che, per adesso, è riuscita a cavarsela combattendo contro la furia del punteruolo rosso.

Ma tra un’agenzia, una gioielleria e un’oreficeria spuntano locali sigillati: succede al civico 2, al 6 e al 10, per esempio. Qui, rispettivamente, grate di ferro, vetri oscurati con carta bianca e cartelli che annunciano la possibilità di affittare fondi commerciali svelano luoghi non più frequentati dai commercianti della città.

E spostandosi di qualche metro la situazione muta di poco. In centro, insomma, è un fenomeno che sembra abbastanza diffuso. Certamente a tal punto da colpire sguardo e cuore.

Al 58 di via Bruno Buozzi, ad esempio, l’insegna della “Filetteria” c’è ancora, così come il tendone. Ma, abbassando lo sguardo, ecco che appare il tristemente noto cartello: “Affittasi o vendesi fondo”. Si affitta anche al 4 di viale Italia, sotto al cinema. Qui la stanza è disponibile da tempo.

Anche al numero 3 di via Bruno Buozzi c’è uno spazio disponibile per chi vuole aprire un’attività. Perché della gelateria “Dolcemente” non resta che l’insegna. Al civico 20 c’è un altro locale vuoto da tempo: griglia di ferro e porte sbarrate si fanno largo tra il colore rosa e il giallo dei muri cittadini.

Corso Matteotti, viale Italia, piazza Guerrazzi e via Bruno Buozzi: queste le tappe di un viaggio che ha portato Il Tirreno a tu per tu con i fondi sfitti del centro città. E il tour è appena all’inizio, perché l’intenzione è “mappare” anche gli altri locali vuoti, verificando quali sono le zone cittadine in cui si concentrano maggiormente. —
 

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