Gioco
Depuratore, Asa «Così abbattiamo i cattivi odori e produciamo gas»
L’ingegner Del Corso spiega i lavori da 1,5 milioni «Un ulteriore milione per il biometano grazie agli incentivi»
CECINA. Abbattere sensibilmente se non addirittura azzerare le emissioni olfattive derivanti dal processo di depurazione. Un obiettivo sul quale Asa spa mette sul tavolo un investimento di circa un milione e 500mila euro, destinato all’ammodernamento e al potenziamento dell’impianto cecinese. Un impianto a cui è destinata tutta la produzione del territorio, quasi 2 milioni di metri cubi trattati in un anno, tutti smaltiti nell’impianto di post-trattamento di Aretusa senza alcuna dispersione in ambiente. L’abbattimento dei cattivi odori, spesso percepiti nella zona adiacente al depuratore, sarà una conseguenza dell’intervento, già in atto, sulla linea fanghi e sul trattamento degli stessi, grazie all’installazione di nuove tecnologie, i cosiddetti biofiltri, che tendono a catturare gli odori. “La percezione degli odori non ha alcuna correlazione con le stagioni o la temperatura esterna – tiene a precisare il dirigente settore fognature e depurazione, l’ingegnere Michele Del Corso – perché si tratta di impianti chiusi. Dal punto di vista climatologico, è possibile avvertire in maniera più evidente l’odore in presenza di forte umidità, alta pressione e poco vento”. Un investimento importante, che interesserà sia la linea fanghi, dunque, che quella delle acque: per la prima, le operazioni di bonifica propedeutiche, quali lo svuotamento dei digestori è iniziato da circa un anno “ed è la parte più lunga ma contiamo di concludere il tutto entro la prossima estate. L’intervento sulla linea fanghi – spiega Del Corso – consiste nella ristrutturazione vera e propria dei digestori, i serbatori dove avviene il processo in assenza di ossigeno e dove, proprio a causa del processo, si concentrano i vapori contenenti sostanze corrosive”. Sostanze capaci di intaccare anche il cemento armato all’interno dei serbatoi, che saranno dunque sabbiati e rigenerati. La linea acqua è quella dove avviene la depurazione vera e propria, che al contrario della linea fanghi, ha bisogno di aria per garantire il processo di depurazione. “In questo caso andremo a sostituire le turbine superficiali con tecnologie più moderne, che garantiscono un minor impatto ambientale e acustico”. Al posto delle enormi eliche che garantiscono il passaggio dell’aria daranno posizionati dei diffusori sommersi alimentati da alcuni compressori, “un sistema più efficace – commenta Del Corso – che stiamo adottando anche in altri impianti, tra cui quello di Piombino”. Compressori che sono già stati acquistati, mentre la conclusione dell’intervento, anche in questo caso, è prevista per il 2020. Un investimento a cui potrebbe andare ad affiancarsi un ulteriore intervento, nell’ottica dell’energia circolare, di produzione di biometano trasformando il biogas prodotto dal processo di depurazione all’interno dei digestori anaerobici. “Si tratta di un ulteriore intervento dal costo elevato, pari a oltre 1 milione – conclude Del Corso – per il quale stiamo lavorando ai bilanci e a breve sarà presa una decisione, considerando che il decreto sul biometano destina degli incentivi per dalla durata di 10 anni”. Il biogas prodotto dal processo lavorativo è composto per il 60% di metano, una percentuale sufficiente a renderlo già un combustibile e che, al momento, viene utilizzato come calore di processo e cioè nella caldaia per scaldare i fanghi. —
Leondina Marulli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
