La manifestazione
Compost, biogas e recupero della CO2 Le esperienze di Asa, Rea e Solvay
Alcune aziende si raccontano al Polo Tecnologico Magona «Così stiamo rendendo le nostre imprese green»
Bio-metano e compost dai rifiuti di origine organica. E ancora: bicarbonato utilizzato per abbattere fumi degli stabilimenti industriali, i cui scarti di lavorazione serviranno a produrre nuovo bicarbonato. Fino a fertilizzante realizzato con i fanghi di depurazione. Progetti di energia circolare delle aziende del territorio, impegnate nella ricerca di tecnologie innovative e sostenibili dal punto di vista ambientale, nell’ottica di un’economia circolare. Sono stati illustrati nel convegno organizzato dal Consorzio Polo Tecnologico di Magona, ieri mattina al Palacongressi. Presenti i sindaci di Cecina Samuele Lippi e di Rosignano Daniele Donati, e il presidente del CPTM, Vincenzo Argentieri. «Ci siamo chiesti quale potrebbe essere il futuro del polo impiantistico di Rea impianti, nel momento in cui il concetto stesso di discarica – spiega Andrea Sbandati, membro del consiglio di amministrazione Rea – risulta superato. Abbiamo pensato ad un impianto di digestione anaerobica che, a differenza del compostaggio, tratta i rifiuti organici in ambiente chiuso producendo sia compost che bio-metano. Un impianto che dovrebbe essere operativo dal 2022, i cui lavori inizieranno all'interno del polo con ogni probabilità a gennaio 2020». Progetti che tendono a ridurre l’invio dei rifiuti in discarica, a recuperare e valorizzare le materie utilizzate nei processi produttivi: è il caso dell’impianto in casa Solvay di cattura di anidride carbonica, «emessa in basse percentuali – spiega l’ingegnere Solvay Massimo Iacoponi - dagli impianti di produzione del bicarbonato. Tutte le emissioni vengono catturate da questo impianto, entrato in funzione lo scorso anno, e riutilizzate all’interno del processo produttivo». Da fango di depurazione a fertilizzante ad uso agricolo. Il progetto è a firma Asa in collaborazione con il Consorzio Polo Tecnologico. Fanghi di depurazione che, ad oggi, vengono considerati rifiuti e perciò avviati allo smaltimento «per la maggior parte fuori regione. È nostra intenzione - sottolinea l'ingegnere Michele Del Corso - riutilizzare quei fanghi per la creazione di un fertilizzante di qualità». Esempi virtuosi che andrebbero incentivati considerato che «la Toscana è la seconda regione italiana, dopo l’Emilia Romagna, produttrice di rifiuti – spiega Giacomo Giannarelli, vice presidente della Commissione Ambiente della Regione Toscana – con 2 milioni e 300mila tonnellate l’anno. La raccolta differenziata è al 52% e in discarica finisce il 72% di rifiuti prodotti: 600 chili l’anno pro capite. Per non parlare degli speciali: 900mila tonnellate l’anno, 400mila dei quali sono rifiuti pericolosi tra cui amianto. Lo sviluppo di un’economia circolare – conclude Giannarelli – oltre a ridurre il numero di rifiuti, portando alla creazione di 190mila nuovi posti di lavoro in Italia, 10-15mila in Toscana». —
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