Gioco
Alla scoperta dei luoghi abbandonati L’esplorazione urbana di Urbex Tuscany
Francesca Autizi, grafica pubblicitaria di Donoratico, fa parte del gruppo di “ricercatori”. «Vorrei che certe meraviglie fossero recuperate»
LA STORIA
maria meini
C’è un sogno dentro ognuno di noi. Un’idea nascosta che si materializza solo se coltivata, curata e nutrita come una piccola pianta. Per Francesca Autizi, grafica pubblicitaria di 27 anni, di Donoratico, il sogno è una passione antica che proietta l’emozione all’esterno, alla ricerca dell’anima dei luoghi abbandonati. Questo desiderio di immergersi nel passato, Francesca l’ha esaudito sulle strade dell'urban exploration, l’esplorazione urbana, abbreviata con il termine urbex, una pratica che appassiona un numero sempre maggiore di persone. Giovani e adulti uniti dalla curiosità e dalla passione di scoprire antichi edifici, castelli, grotte, fabbriche...
Nel novembre 1793, l’"esploratore" delle Catacombe di Parigi, Philibert Aspairt, morì prematuramente dopo essersi smarrito nel reticolo sotterraneo della Ville Lumieres. Il suo nome è leggendario, forse la storia è romanzata, ma ad Aspairt (il cui cadavere fu ritrovato 11 anni dopo nelle catacombe di Parigi) si lega la nascita dell’urbex. Di recente il genere è diventato popolare, anche con trasmissioni televisive dedicate.
Francesca fa parte da alcuni mesi di un gruppo di esploratori che comprende persone di Cecina, di Livorno, dei comuni pisani, e denominato Urbex Tuscany.
«Mi ha sempre appassionato la storia dei luoghi - racconta Francesca - una passione che è nata a scuola, quando ho conosciuto la parete NOF4, affrescata all’ex manicomio di Volterra da Oreste Fernando Nannetti». NOF4 è lo pseudonimo del pittore e graffitista italiano recluso all'ospedale psichiatrico di Volterra e autore di un ciclo di graffiti considerato un capolavoro dell'Art Brut (l’arte spontanea).
Francesca si unisce agli altri del gruppo, di solito il sabato o la domenica, o nei giorni di festa. «Scegliamo un luogo abbandonato - dice - lo visitiamo e lo fotografiamo». Ecco, la fotografia è fondamentale nell’urbex, perché fissa in un’immagine e documenta la “scoperta”. Che poi il gruppo condivide su canali youtube e su pagine facebook. Dal manicomio di Volterra alle ville abbandonate in mezza Toscana, dalle grotte parlanti di Monsummano fino a Prato, dalla via Francigena a Livorno. Una delle ultime esplorazioni è Villa Sbertoli, ex manicomio abbandonato nel Pistoiese.
«Oltre al piacere dell’esplorazione - dice Francesca - mi piacerebbe che la nostra attività servisse a recuperare questi luoghi. Mi piacerebbe che le istituzioni o dei privati finanziassero il recupero, almeno degli edifici più belli, storici, di maggior significato. Perché spesso troviamo dei capolavori, completamente abbandonati e in stato di degrado».
Un’idea da trasformare in buona pratica. —
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