Il Tirreno

A 63 anni il sogno, correrà alla Dakar: «È la mia Olimpiade dell’automobilismo»

Leondina Marulli
A 63 anni il sogno, correrà alla Dakar: «È la mia Olimpiade dell’automobilismo»

Giacomo Tognarini, navigatore di rally di Guardistallo, ha una lunghissima esperienza di corse in macchina 

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Un sogno rincorso 43 anni: la sabbia sotto il motore, che si alza a coprire la visuale e nessuna strada, solo il deserto che scompare all'orizzonte. Lo storico rally di motociclismo e automobilismo, la (ex) Parigi-Dakar, è ormai una realtà per Giacomo Tognarini, 63enne di Guardistallo con la passione per le auto. La sua partecipazione è stata ufficializzata ieri pomeriggio, durante la 19esima edizione di “4x4Fest”, il salone nazionale dell’auto a trazione integrale in corso a Marina di Carrara. «Sono 43 anni che corro in macchina – commenta tradendo una certa emozione Tognarini – e per me è stato un fulmine a ciel sereno perché i piloti che partecipano a questa gara si preparano almeno dieci mesi prima e invece a me è capitato all’improvviso».

La Dakar prenderà infatti avvio il prossimo 5 gennaio, per terminare il 17: una gara che si prepara a vivere un cambio epocale, dopo 30 edizioni in Africa e 11 in Sud America dal 2020 per la prima volta la gara motoristica più dura e affascinante del mondo si sposta in Medio Oriente, con un’edizione che attraverserà l’Arabia Saudita. Giacomo Tognarini sarà a bordo di un Can-Am Maverick X3 al fianco del pilota classe ’67 Fabio Del Punta, originario di Collesalvetti, giornalista nell’ambito motoristico e alla sua seconda esperienza con lo storico rally.

«Sono davvero contento perché si tratta – sottolinea Tognarini – di una gara durissima: 6mila chilometri in una terra inospitale che, anche se non attraversa più 10 paesi, è comunque un concentrato di difficoltà. Partecipare alla Parigi Dakar per me è sempre stato un obiettivo da raggiungere anche perché ci sono piloti di fama mondiale, conosciuti nell’ambito del fuoristrada e campioni del mondo, tra cui il campione di formula uno Fernando Alonso. La Dakar è una sorta di olimpiade dell’automobilismo e snocciola numeri impressionanti, come 500 partecipanti circa, 70 emittenti televisive presenti a seguire le dirette, 139 paesi collegati, 60 nazionalità diverse tra i partecipanti».

L’equipaggio, tutto toscano, cercherà di onorare al meglio i colori della bandiera italiana e farà parte del R-Team, squadra di riferimento nelle competizioni Rally Raid in Italia.

«Ho disputato molte gare, anche nel deserto, ma non ho mai avuto l’occasione giusta per essere al via della Dakar. Quest’anno finalmente – conclude Tognarini – la grande occasione, arrivata per caso, e l’incognita di un percorso inedito che renderà ancora più affascinante questa esperienza. Negli ultimi anni ho corso con piloti stranieri che mi hanno aiutato a capire i segreti del deserto e della navigazione ma tornare in aiuto con equipaggio tutto italiano sarà oggetto di ulteriore motivazione».

La difficoltà della gara è confermata dal pilota Del Punta, che già lo scorso anno ha potuto «constatare che la Dakar richiede un livello di preparazione molto elevato e durante l'anno – conferma Del Punta – abbiamo lavorato molto sulla vettura, trasformandola. Sarà un'edizione storica e non potevamo resistere al fascino di una Dakar che richiamerà per molti aspetti le prime eroiche edizioni con una navigazione che si preannuncia difficile in terreni per tutti nuovi».
 

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