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Agenti picchiati in servizio, i sindacati di polizia: «L’aggressore doveva andare in carcere»
Cecina, polemiche sulla la decisione del giudice di rimettere in libertà il quarantaquattrenne: «Così si continua a legittimare la violenza contro gli uomini in divisa»
CECINA. È polemica per la decisione della giudice del tribunale di Livorno di rimettere in libertà Yuri Bogdanov, 44 e origini russe, che giovedì sera con un tasso alcolemico che sfiorava i tre grammi per litro ha aggredito con calci e pugni due agenti del commissariato di Cecina intervenuti in via Fittovecchio per sedare una lite tra lo stesso quarantaquattrenne e il fratello. In particolare a scatenare le reazioni dei sindacati di polizia le conseguenze subite dagli agenti: la donna ricoverata in gravi condizioni in Cardiologia – la situazione è ora in lieve miglioramento – per gli effetti di alcuni colpi al petto che hanno innescato conseguenze al cuore. Mentre il collega è stato medicato in pronto soccorso e dimesso con dieci giorni di prognosi per un pugno al collo che ha causato lo stiramento del rachide cervicale. E soprattutto il fatto che il responsabile si stato subito liberato.
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«In questo modo – accusa il Sap, il principale sindacato di polizia – si legittima la violenza contro le divise». Anche perché l’aggressione – si legge ancora nella nota – «avrebbe potuto avere conseguenze devastanti come avvenuto a Trieste (due agenti sono stati uccisi, ndr). Lo straniero che ha picchiato gli agenti a Cecina è stato arrestato e, nonostante ciò, ha continuato ad insultare e sputare verso gli agenti. Processato per direttissima, nonostante la richiesta di custodia in carcere da parte del pubblico ministero è stato scarcerato e gli è stato imposto l’obbligo di firma in commissariato, con orario da concordare per non essere danneggiato sul lavoro. In questo modo – conclude – si continua a legittimare la violenza contro gli uomini in divisa. Sono trascorse meno di 24 ore – conclude – e Trieste ancora non ha insegnato nulla».
Gli fa eco il sindacato Fsp attraverso la segretaria provinciale Sandra Lorenzini e Pasquale Sannuto, segretario provinciale generale della segreteria di Livorno. «Esprimiamo solidarietà e vicinanza – spiegano – ai colleghi in servizio al Commissariato di Cecina aggrediti e feriti da un ubriaco a seguito di un intervento per lite. E auspichiamo che quanto prima, anche le forze di polizia di questa provincia, siano dotate di strumenti idonei (tipo pistola taser) a tutelare l'incolumità degli operatori affinché questi episodi non debbano più accadere».
Aggiunge il segretario nazionale Valter Mazzetti: «Aggredire un operatore della sicurezza è un reato gravissimo e come tale deve essere trattato. È inaccettabile mandare a casa chi attenta alla nostra incolumità, all’integrità delle istituzioni, all’autorevolezza dello Stato. Un’autorevolezza a cui nessuno così potrà credere». Al centro delle polemiche la decisione del Tribunale di convalidare l’arresto nei confronti del quarantaquattrenne ma di disporre, in attesa del processo, come misura cautelare l’obbligo di firma alla polizia giudiziaria. Una scelta che giuridicamente ha spiega l’avvocato dell’indagato al termine dell’udienza di venerdì. «Si tratta – ammette Giuseppe Musotto – di un fatto di una certa rilevanza, ma a livello di procedura il mio cliente ha un lavoro e una casa dunque la custodia cautelare sarebbe stata troppo afflittiva. La decisione del giudice deve essere rispettata e il pubblico ministero può impugnare il provvedimento».
Adesso in attesa della fissazione del processo in cui si entrerà nel merito delle accuse (è indagato per lesioni aggravate e oltraggio a pubblico ufficiale) il legale anticipa in qualche modo quale sarà la strategia difensiva. «Molto probabilmente chiederemo di essere ammessi ad un rito alternativo».
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