Il Tirreno

Il corredo della tomba di Bruci, un sepolcro della Volterra etrusca

Flavio Lombardi
Il corredo della tomba di Bruci, un sepolcro della Volterra etrusca

Al museo archeologico la mostra che inaugura venerdì 27 settembre e durerà fino a tutto il 2019. Una importante rassegna che regala prestigio alla struttura

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CECINA. L’apertura è fissata per venerdì, e l’appuntamento per appassionati di gioielli dell’arte etrusca è di quelli da non perdere. Stefano Genovesi, direttore del museo e curatore dell’evento che sarà in agenda per oltre tre mesi dal nome “L’ultimo viaggio. Il corredo della tomba di Bruci: un sepolcro di Volterra del V secolo a.c.” è entusiasta. Anche se in conferenza stampa non ha ancora da mostrare il Lekytos del sito in oggetto, ma per l’occasione ne usa uno molto simile fra i 5 di proprietà del museo regalati da collezionisti fiorentini. Una fortuna, perché il museo di Cecina è uno dei pochi che ha ceramiche di questo tipo e che arrivano in gran parte da una tomba scavata a Bibbona. Il “protagonista” era ancora a Volterra. Già imballato e pronto a fare il breve viaggio in terra livornese.

«Tutto questo è reso possibile grazie ad una collaborazione con la Soprintendenza di Pisa e Livorno - dice Genovesi - ; il museo ha prestato a Seul lo scudo di bronzo della necropoli di Casa Nocera e una corona di foglie d’oro che viene dalla necropoli di Belora. Nell’assenza, di questi due oggetti, l’idea di esporre il contenuto di una piccola tomba scavata a Volterra nell’86 e scoperta per ampliamento di una cantina». Si chiama tomba Bruci, dal nome del proprietario della casa. Tomba piccola ma dai contenuti rilevanti. «Perchè c’era un vasetto come questo - riprende Genovesi - , in ceramica attica, roba rara nelle nostre zone. Fra le produzioni più importanti del periodo greco. Partivano da Atene e con le vie dei commerci, finivano anche ai nobili etruschi».

I Lekythos, nascono come vasetti che gli atleti si portavano legati alla cintura, contenenti olio profumato che aveva anche la funzione di rendere difficoltosa la presa per il lottatore avversario. Le testimonianze ci arrivano direttamente da Omero. Aveva effigi che richiamavano allo sport e i nobili etruschi cominciarono a volerne uno nel corredo del viaggio eterno, quasi a voler testimoniare ai posteri di essere stati bravi sportivi anche se sport non ne avevano mai fatto. Col tempo, si sono abbandonati i temi iniziali, facendo altre decorazioni. Come quello esposto in conferenza, dove c’è un carro e il guidatore. Trovarne uno intatto è difficile anche perché la produzione è durata un centinaio di anni. Sostituiti con vasi molto più grandi in marmo di Carrara che stavano però all’ingresso della tomba. Oltre al vasetto, da venerdì saranno esposti un pendente d’argento, quattro fibule (spile o fibbie) e un gancio. Tesori fra tesori già custoditi e che fanno di quello di Cecina un museo piccolo ma con tante cose meravigliose.

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