Gioco
Franca, operatrice sanitaria ha collezionato 105 donazioni
CECINA. Donare il sangue per lei è una missione. Franca Favaro, 57 anni, è contenta e orgogliosa ha legato al collo la collana con la medaglietta che certifica le sue 105 donazioni, primato difficile da eguagliare. L’ha ricevuta sabato a Marina dalla presidente dell’Avis Cecina Maria Grazia Marfella e dalla dottoressa Carolina Senatore nella sala conferenze della base logistica.
I numerosi presenti l’hanno applaudita, congratulandosi per il traguardo raggiunto con umiltà e profondo spirito di servizio nel corso del tempo. Un esempio per chi si avvicina al sodalizio e decide di aiutare gli altri con un gesto semplice e soprattutto spontaneo. «Ho compiuto un percorso personale – racconta al telefono – ricco di soddisfazione. L’aspetto più bello è che l’ho trasmesso alla mia famiglia: viviamo a Santa Luce e siamo tutti donatori. Ho diffuso il nostro messaggio, portando tanta gente alla sezione Avis, alla quale mi sono legata da quando ho compiuto 18 anni. Il merito è di mio zio, Giovanni Favaro, che mi ha trasmesso la passione. All’epoca, si donava in base alle necessità, non esisteva un calendario fisso. E io, ogni volta che c’era bisogno, venivo».
La sua esperienza inizia nel 1980, quando con la maggiore età compie una scelta di vita e si avvicina a questo mondo, dove la solidarietà è il punto di partenza. La signora Franca, operatrice socio-sanitaria alla residenza assistenziale di Castelnuovo della Misericordia, è sposata con Massimo Mannoni, anche lui donatore, e ha una figlia, Greta, che all’Avis di Cecina lavora e dona.
Una bella storia da raccontare, perché la sezione “Giancarlo Parenti” in Toscana è conosciuta. Basta pensare al numero degli iscritti che, ancora una volta, è in crescita, sebbene i problemi non manchino e per le numerose dinamiche della vita professionale non sia semplice trovare chi si presenta al centro trasfusionale dell’ospedale quattro volte l’anno – nel caso degli uomini – mantenendo la continuità nel tempo. Il sangue è un elemento indispensabile e prezioso e perciò l’appello è rivolto alle nuove generazioni, perché rappresentano il ricambio e il futuro. «Il mio obiettivo – conclude Favaro, che fa pure plasmaferesi – è donare finché potrò e parlare della cultura della donazione. Un messaggio ai giovani? Mi piacerebbe che fossero meno egoisti e pensassero di più a chi ha bisogno nel momento in cui l’età glielo permette, perché con il passare del tempo si presentano gli inconvenienti». Non a caso, nella sede del sodalizio in piazza Alessandrini, studieranno a breve un progetto da presentare nelle scuole della nostra città in cui spiegheranno cosa significa aiutare gli altri. —
M.F.
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