Sicurezza
Un granchio alieno alla foce del Cecina: «Non è originario del Mediterraneo»
A trovarlo sul fondale un appassionato di pesca subacquea: «Ha superato le barriere termiche con il Mar Rosso»
Una pesca subacquea nelle vicinanze della foce del fiume Cecina porta a galla i resti di un granchio “alieno”, di dimensioni più grandi dei granchi che popolano solitamente il Mediterraneo. «Alieno nel senso che non appartiene al mar Mediterraneo, e tutto ciò che entra – spiega il biologo marino e ricercatore del Cnr, Fabrizio Serena – sia dal canale di Gibilterra che dal canale di Suez viene definito così».
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A portare a galla i resti del crostaceo è stato David Donati, cecinese con la passione della pesca subacquea, spesso accompagnato dal suo metal detector, anch’esso subacqueo. «Martedì pomeriggio sono risalito con questo enorme carapace, una grossa testa dotata di spunzoni, piatta e verde oliva, il blu e celeste delle chele e delle gambe. Tutto – racconta – mi ha fatto pensare a ciò che rimaneva del pasto di un grosso polpo. Tornato a casa ho fatto una ricerca su internet e ho scoperto che si tratta di un granchio originario delle coste orientali dei due continenti americani, dal Canada fino all’Argentina».
“Callinectes sapidus crostaceo decapode” è il nome scientifico dell’animale di origine atlantica, ma «è una specie conosciuta già da un po’ di tempo in queste aree, anche se la provenienza è propria delle acque della Nuova Scozia, in Canada, fino all’Uruguay. È stata importata nel Mediterraneo subito dopo l’ultima guerra mondiale con il traffico delle navi», spiega Serena, che poi prosegue: «La prima area di insediamento fu quella dell’adriatico settentrionale e, trascorsi altri 70 anni, da lì è riuscito ad arrivare da noi. Si tratta di un periodo relativamente breve se si considera che le barriere termiche presenti nel Mediterraneo impediscono l’ingresso di diverse specie provenienti dal mar Rosso».
Una diffusione che, dunque, dipende da diversi fattori. In primo luogo dall’adattabilità della specie al nuovo ambiente, o se questa è capace di sopravvivere esclusivamente in uno spettro ristretto di temperatura dell’acqua. «Negli ultimi tre o quattro anni gli incontri con questa particolare specie di granchio sono sempre più frequenti e, essendo commestibili, credo si possano incontrare – commenta Serena – anche in vendita sui banchi dei pesce. Sono specie che raggiungono, più o meno, le dimensioni dei granchi che siamo abituati a vedere e nell’Adriatico fanno addirittura parte della specie marina. Ormai sono passati tanti anni e in quel tratto di mare è riuscito ad insediarsi prima e diffondersi, per poi arrivare all’alto Tirreno fino al mar Ligure».
La specie ha già dato prova di sé «anche nella zona di Livorno – conferma dall’Arpat Alessandro Voliani –. Di sicuro non è comune, però si tratta di un animale abbastanza diffuso, anche in questa zona. È una specie che ormai si è ambientata nei nostri mari”.
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