Lutto
Muore a 50 anni ex commessa Coop, da 5 anni lottava contro la malattia
Rosignano, Simona Baneschi era amante del ballo e del teatro. Lascia il compagno e la figlia sedicenne: una comunità in lutto
ROSIGNANO. Se n’è andata troppo presto, Simona Baneschi. La malattia che negli ultimi tempi l’aveva costretta in un letto dell’ospedale di Livorno se l’è portata via domenica mattina intorno alle 7,30.. Era il primo aprile 2014 quando il male le ha giocato lo scherzo peggiore. Si era iscritta in palestra «per migliorare a livello fisico», e invece «è successo il contrario». Si era raccontata così al fotografo Salvatore Gioia, al quale aveva affidato il racconto della sua condizione.
Migliaia di scatti, dei quali un centinaio selezionati per una mostra fotografica esposta durante l’edizione di Effetto Venezia di qualche anno fa. Istantanee poi trasformate in un video dal titolo “Il viaggio di Simona. Il cuore oltre l’orizzonte”, visualizzato da oltre 8 mila persone.
Lavoratrice, compagna di vita e madre, affezionata alla sua gatta Maya, Baneschi era originaria di Vada, dove era tornata ancora alla sua Coop. E proprio in tanti anni di servizio dentro alla cooperativa, dal capoluogo fino a Cecina passando per Rosignano, si era fatta conoscere e apprezzare da tante persone per il suo sorriso, anche di fronte alle avversità: «Al lavoro gli altri non conoscevano la mia malattia. Ero normale», scriveva ancora.
Malattia che la costrinse ad abbandonare il ballo, la sua passione. «Me la sono trovata addosso. Ma non la riconosco come cosa mia», confessava poco tempo fa al professor Carlo Rotelli, presidente della scuola di teatro Artimbanco, conosciuto quando – in età molto giovane – si cimentò in una produzione cinematografica trovandosi a recitare nel ruolo di protagonista femminile.
Il suo sogno, il suo pensiero fisso negli ultimi anni era quello di riuscire a rallentare la malattia. Se n’è andata a 50 anni. «Non lamentarti se invecchi. È un privilegio negato a molti», scriveva su Facebook non molti mesi fa. Alla sedia a rotelle, che «mi fa pensare a una persona vecchia che ha difficoltà nel muoversi», spiegò a Gioia, preferiva la sua “mucchina”: il suo progetto, uno sgabello con le rotelle per ritrovare la sua autonomia, quella «che avevo prima. Per muoversi in casa. Per fare le faccende». Bella e solare, e soprattutto sempre sorridente. La ricordano così i tanti amici, molti dei quali hanno voluto salutarla un’ultima volta domenica pomeriggio alla camera mortuaria e poi alla cappella degli spedali riuniti.
Baneschi lascia il compagno Massimo e la figlia sedicenne Lisa, la sua «piccola donna», e un vuoto incolmabile nel cuore di tutti quella che l’hanno conosciuta.
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