Il Tirreno

«Mi sono svegliata col volto paralizzato, all’ospedale di Cecina mi hanno salvata»

di Giulio Corsi
«Mi sono svegliata col volto paralizzato, all’ospedale di Cecina mi hanno salvata»

Il dramma di una 52enne di Rosignano: «La emiparesi mi aveva trasformato in un mostro, sembrava non ci fosse speranza»

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ROSIGNANO. «Mi guardavo allo specchio e vedevo un mostro. Metà del mio volto era bloccato: la bocca storta, un occhio sbarrato, la pelle insensibile. Potevo bucarla con un ago senza che sentissi niente. Non riuscivo a deglutire, avevo difficoltà a parlare, certe parole non riuscivo neanche più a pronunciarle. Sembrava che l'unica possibilità per tentare di guarire fosse un intervento chirurgico, ma a Torino dove c'è un centro specializzato mi hanno detto che dovevo aspettare almeno 8 mesi prima di tentare l'operazione sul nervo facciale. E allora mi sono rivolta all'ospedale di Cecina e grazie alle terapie della dottoressa Maria Teresa Guarnieri e all'attenta riabilitazione di Paolo Tavarilli, il fisioterapista che non ha mai smesso di incoraggiarmi, ho ritrovato la cosiddetta normalità. Per me è come essere rinata».

Cristina Gianfaldoni, 52 anni, di Rosignano, racconta con emozione il suo dramma a lieto fine: «Si parla spesso di malasanità ma credo che sia importante gratificare il lavoro di bravi professionisti che lavorano per la sanità pubblica», dice.

La sua è una di quelle storie di ordinaria routine che avvengono dentro le mura del nostro ospedale, dove ogni giorno la professionalità dei medici salva vite e ridà speranza ai pazienti, raramente guadagnando l’onore delle cronache.

È l'uscita da un incubo, iniziato una mattina, improvvisamente, al suono della sveglia. «Era il 12 febbraio, un martedì che mi ha cambiato la vita - racconta -. Mi sono svegliata e mi sono ritrovata con metà del volto paralizzato: ero stata colpita dall'emiparesi facciale di Bell, una disfunzione, le cui cause sono ignote, che provoca l'incapacità di controllare i muscoli del viso dal lato colpito. Sono corsa in ospedale, mi hanno assegnato una terapia a base di cortisone, vitamina B, Nicitile, dicendomi che nel giro di venti giorni, un mese al massimo, avrei recuperato completamente. E invece dopo un mese la situazione era identica».

Giorno dopo giorno è subentrata la disperazione, la paura di non guarire, come accade in una piccola percentuale di pazienti colpiti dall’emiparesi di Bell. «Da 30 anni svolgo mansioni di educatrice per la Coop Nuovo Futuro al Centro Diurno l’Albicocco e i miei utenti sono tutti disabili gravi. So bene che cosa significhi un danno permanente e ho avuto tanta paura di non recuperare più. Allora ho contattato Torino, dove c'è un centro specializzato in cui operano quando la paresi di Bell rimane permanente: è una microchirurgia sul nervo facciale, che cerca di riattivare questo nervo, non sempre con successo, purtroppo».

La vita di Cristina Gianfaldoni era cambiata: «Non sorridevo più, ero deforme - ricorda -. Quell'occhio non si chiudeva mai, neanche la notte. Dormivo con una specie di occhiale, per evitare che entrasse la polvere, ma l'occhio si irritava, lacrimava. Avevo olfatto e udito estremamente sensibili. Mi guardavo allo specchio e mi vedevo deformata. Mio marito mi incoraggiava, "sei bellissima" mi ripeteva, io sapevo che non era così. Ma il problema non era estetico, era soprattutto funzionale. E così sono tornata in ospedale a Cecina e ho trovato la dottoressa giusta: la neurologa Guarnieri mi ha visitato e mi ha dato oltre alle cure più appropriate la speranza se non di guarire di migliorare notevolmente. Ha aumentato notevolmente le dosi di cortisone e mi ha fatto iniziare subito la fisioterapia per riattivare la muscolatura della bocca e della guancia: con gli esercizi e il continuo incoraggiamento Paolo Tavarilli è riuscito a farmi ritrovare la cosiddetta normalità. Ci sono voluti 6 mesi ma ne è valsa la pena».

 

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