Il Tirreno

MISURE ESEMPLARI CONTRO IL VANDALISMO

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Un sedile di un bus? Costa più si 250 euro. Un vetro? Mille. Una panchina distrutta? 1500. Ripulire una scritta da un edificio di pregio? Anche 400 euro. Praticamente oltre 20 cene in pizzeria consumate con gli amici.

Ecco, forse bisognerebbe partire da qui, per combattere il vandalismo, una piaga che pare non arrestarsi. Partire dal valore delle cose, non soltanto quello economico. Perché dietro ad un oggetto ci sono significati che non hanno un peso prettamente commerciale. Pensate ad una scultura di un artista, un libro di uno scrittore o cosa rappresentano una scuola o una palestra per alunni e insegnanti.

A Rosignano, in queste ultime settimane, ci sono stati diversi atti vandalici, di differente tenore. L’ultimo, in ordine cronologico, ha visto come bersaglio le sedute del lungomare Monte alla Rena. Ma se andiamo a ritroso nelle cronache la geografia dei “bersagli” si fa particolarmente densa: il laghetto delle Spianate a Castiglioncello, la zona tra via della Costituzione e l’Aurelia a Solvay (compresi i locali della Ctt), lo stadio, il Ciucheba, gli alberi di Natale, la foresteria di Castello Pasquini e la sede del Partito Socialista di Rosignano in piazza Garibaldi, a Vada.

Il Comune dice che solo per riparare quanto distrutto dai vandali, nei primi 8 mesi del 2019, si sono già spesi 20.000 euro. Tanto? Poco? Sicuramente sempre troppo se è vero che con questi soldi si poteva intervenire tappando buche sulle strade o allargando la platea dei beneficiari di sconti su scuolabus o mensa.

E allora che fare? Mentre commercianti e residenti chiedono più controlli e fanno partire il solito refrain delle telecamere, il sindaco Donati dice che è impensabile mettere un occhio elettronico ad ogni angolo, in un comune di 120 km quadrati. E riporta tutto sul piano educativo, preferendo parlare di “controllo sociale” e tirando in ballo anche l’agenzia della salute per monitorare il fenomeno. Le telecamere, per la verita, sono utili per individuare i colpevoli. Ma poi ci vuole sempre qualcuno che guardi i filmati. La legge, in materia, non viene particolarmente incontro. Eppure serve una risposta perché gli autori di questi episodi di teppismo, una punizione, la devono assolutamente scontare. Perché è vero, bisogna capire, è sempre importante cercare di spiegare perché succedono certe cose, analizzare la realtà con una lente che consente di comprendere da una prospettiva psicologica e sociologica. Ma questo non deve essere solo un esercizio intellettuale.

Servono pene esemplari, sul modello delle sanzioni “socialmente utili”. Far pulire una palestra a chi l’ha imbrattata, stare una giornata in un’officina per chi ha “colpito” sugli autobus, passare diverse ore con chi ogni giorno combatte le barriere architettoniche (vere o culturali). È un primo passo. Poi famiglie, scuola e le altre cosiddette “agenzie educative”, dovranno fare il loro lavoro. Faticoso. Ma decisivo. —

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