Il Tirreno

Rinviato di 3 giorni l’ultimatum da parte dei medici: «È l'ultimo tentativo prima di andarcene»

Rinviato di 3 giorni l’ultimatum da parte dei medici: «È l'ultimo tentativo prima di andarcene»

L’aut aut slitta: «Ma questo è l’ultimo tentativo prima di andarcene». Duro attacco dei sindacati: il direttore generale invece di proporre mance ci ascolti 

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PIOMBINO. L’appello lanciato ieri sul Tirreno dal presidente dell’Ordine dei medici di Livorno, Vincenzo Paroli, ha avuto effetto: i dottori del 118 che operano agli ospedali di Piombino e Cecina hanno accettato di congelare la loro protesta per alcuni giorni, posticipando l’ultimatum sulla loro uscita dal pronto soccorso da lunedì 16 settembre a giovedì 19. Mercoledì 18 settembre infatti è in programma il tavolo tra sindacati e Asl, che tutti sperano possano essere risolutivo.

L’incontro potrebbe essere anticipato anche a lunedì - quando rientrerà a Pisa il direttore sanitario dell’Asl Lorenzo Roti - in modo da avere più tempo per trattare.

Di certo la strada è in salita, soprattutto perché la tensione tra le parti ha raggiunto picchi preoccupanti. In una lettera inviata ieri al direttore generale dell’Asl, Maria Letizia Casani, i medici sindacalisti Umberto Vetrano, Giovanni Belcari e Alberto Nannelli del sindacato Snami, definiscono «inaccettabili» le parole della Casani sull’interruzione di pubblico servizio, e parlano di «mance» a proposito dell’offerta economica di 5 euro l’ora che l’azienda ha proposto ai medici.

Ma proprio alla Casani propongono una sfida: un confronto pubblico alla presenza di stampa ed istituzioni sul loro caso.

Il congelamento

«Leggiamo le parole di invito al dialogo dal presidente dell’Ordine per il quale nutriamo profonda fiducia e le raccogliamo completamente - spiegano i sindacalisti -. Ancora una volta, certamente l’ultima, in spirito di responsabilità ed estremo tentativo di apertura, congeliamo l’uscita dei medici fino al 18 settembre e non oltre, data in cui apprendiamo solo dalla stampa, che l’Azienda convocherà un ultimo tentativo chiarificatore».

«Non siamo criminali»

Se l’apertura lascia uno spiraglio - così come le parole dichiarate ieri al Tirreno da uno dei medici coinvolti, Riccardo Ristori che ha detto che alla fine lui e i suoi colleghi accetteranno di perdere la loro battaglia pur di non mettere a repentaglio la salute della popolazione - il clima resta molto teso.

«Ai medici del 118, molti dei quali precari, lei ascrive senza mezzi termini, il reato di interruzione di pubblico servizio - scrivono i tre alla Casani -. È incredibile come anziché gettare acqua sul fuoco, si inasprisca uno scontro che nessuno di tali medici persegue, addirittura additando decine di stimatissimi professionisti la cui opera è arcinota alla cittadinanza, come “criminali” che sarebbero rei di abbandonare i propri pazienti».

«Niente riconoscenza»

«Non ci capacitiamo - accusano i medici-sindacalisti - di come sia possibile che per anni ed ancora una volta oggi, anziché correre nei Pronto soccorso a stringere le mani e ringraziare questi medici che con straordinario spirito di sacrificio hanno prestato un’opera non dovuta finora, il direttore Casani si permetta di dare la responsabilità dell’attuale situazione proprio a questi medici che certamente difenderanno la loro onorabilità in ogni sede. Da anni questi medici reggono le sorti sia del loro reparto, il 118, che di un altro, il Pronto Soccorso, operando in quest'ultima realtà, del tutto in deroga al loro contratto».

La mancia di 5 euro

La lettera inviata al dg continua con toni ancor più duri. «Sa o ignora, la Casani, che il contratto prevede chiaramente che la cornice di lavoro contrattualmente intesa per quei medici, è il 118, e solo in presenza di accordi specifici (che ovviamente l’Asl non si è mai premurata finora di ottenere) in Pronto Soccorso?»

E ancora: «Ha mai provato la dottoressa Casani a convocare i rappresentanti di questi medici, ascoltandone le istanze, percependone e condividendone le difficoltà, tastandone gli umori, ed ha provato ad intercettarne il disagio, anziché offrire la “mancia” di 5 euro l’ora lorde nella speranza di trattenerli?».

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