Il Tirreno

l’altra polemica 

La stazione “abbandonata” «Non c’è neanche un bar»

M.S.

C’è il progetto per la ciclovia, non i lavori di riqualificazione Parla lo storico capostazione: «I turisti non concepiscono che la fermata sia sguarnita»

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castiglioncello. «Ma come, alla Stazione non c’è un bar?», chiedevano in molti, durante la nostra iniziativa di mercoledì all’edicola di Iago Tognotti nel parcheggio dello scalo ferroviario.

Mercoledì abbiamo chiesto ai castiglioncellesi di dire la loro sul progetto del parcheggio, ma – come al bar, di fronte al caffè – una chiacchiera tira l’altra, e si è finiti a parlare delle condizioni della stazione di Castiglioncello.

Stazione che, secondo un progetto interregionale, dovrebbe diventare la porta d’ingresso alla ciclovia tirrenica, che da Ventimiglia (Francia) vorrebbe arrivare fino a Roma. Impossibile però realizzare una pista sul Romito, ecco perché l’idea era quella di farli salire con le bici sul treno a Livorno e di farli scendere proprio a Castiglioncello.

«Spesso i viaggiatori suonano al mio campanello per chiedere informazioni sui treni in transito, perché non si capacitano che uno scalo turistico come questo sia sguarnito», ci raccontava, solo pochi giorni prima, lo storico capostazione Leonardo Casorio, oggi in pensione ma residente ancora nei vecchi alloggi di servizio sopra ai binari.

La stazione infatti è servita dall’edicola omonima, e dispone di bagni pubblici. Ma non ha un punto ristoro vero e proprio, se si esclude il ristorante “Station Gallery”, per un bicchiere d’acqua o – appunto – un caffè.

E le condizioni della struttura in sé non sono certo le migliori: accesso solo dal retro, persiane e infissi rotti, mattoni anneriti dallo smog. Niente biglietteria. Da quando l’amministrazione poi ha deciso di trasferire l’ufficio turistico all’interno del centralissimo immobile di via Fucini anche le sale interne sono poco utilizzate.

Ma i locali della Stazione sono di proprietà delle Ferrovie dello Stato Italiane, e non ci sono notizie di lavori in programma. Era il 2002 quando il Comune ottenne dalle Ferrovie il piano terra in comodato d’uso. Dopo un restauro, i locali furono aperti per ospitare la Pro Loco “Amici di Castiglioncello” e – come detto – l’ufficio turistico, che si dovette spostare in quanto “attività di tipo commerciale”, fattispecie non prevista nel comodato.

Eppure vi fece sosta il re Vittorio Emanuele, e la storia ci racconta – tra gli altri – anche di Giovanni Spadolini. La cronaca invece sbatte in faccia iniziative di protesta che mettono sotto accusa strisce pedonali e barriere architettoniche.

Il Comune ha fatto dei passi in questa direzione. Ma il biglietto da visita del promontorio, fatto a immagine e somiglianza del castello Pasquini, appare ancora oggi “abbandonato”. —

M.S.

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