Lutto
Alla riserva del Tombolo ecco le protezioni speciali a difesa delle nuove piante
Rinaturalizzati i 40 ettari un tempo adibiti a coltivazione Riparati dal pino domestico spuntano frassini e querce «Il bosco cresce rapidamente»
Il Tombolo di Cecina continua a crescere con i progetti di rimboschimento, uno dei quali iniziato nel 2005 dapprima sotto il controllo dell’amministrazione comunale e, nel 2013, passato sotto la gestione dei carabinieri della biodiversità.
Sono oltre 40 gli ettari, a confine con il territorio di Bibbona e con la riserva forestale del Tombolo «acquisiti in uso governativo nel 2013 dai carabinieri forestali, dove – spiega il comandante Massimo Celati – abbiamo provveduto con un’opera di rinaturalizzazione. Questi erano terreni coltivati e siamo passati al rimboschimento tramite diverse specie arboree, prevalentemente frassino e quercia».
Un’area delimitata da una striscia di pino domestico, a voler sottolineare l’identità del luogo e il contesto naturale nel quale s’inserisce quella che sarà a tutti gli effetti un’estensione della pineta esistente. «In quest’area le piante hanno pochi anni di vita però cominciano a farsi vedere, nonostante siano oggetto del pascolo degli ungulati – spiega Celati – prevalentemente caprioli, molto presenti in questa zona».
Per difendere le nuove colture dal passaggio degli animali, gli uomini della forestale hanno provveduto a cingere le nuove specie arboree con degli shelter, veri e propri involucri a protezione delle piante, capaci di far passare l’aria e di evitare che gli animali possano minare i tronchi. «Presumiamo che in un prossimo futuro quest’area rinaturalizzata possa essere inserita all’interno della riserva naturale estendendo, in questo modo, anche a questa zona i vincoli e le protezioni di cui gode la riserva naturale».
Tutto il Tombolo, sia quello meridionale che settentrionale, si estende per circa 400 ettari mentre quelli oggetto di rimboschimento sono 60. È spostandosi verso Nord, al confine con l’area militare, che il rimboschimento risulta più evidente a seguito del progetto che nel 2005 era a carico dell’amministrazione comunale e, nel 2013, passato in gestione ai carabinieri forestali.
«Qui sono state avviate misure colturali e ora il bosco sta crescendo rapidamente. Nel giro di 10, al massimo 15 anni – spiega ancora Celati – le piante si chiuderanno e si potrà passeggiare sotto. È un bosco perfettamente attecchito, con pini domestici e leccio, dove abbiamo inoltre inserito delle specie latifoglie per creare un bosco misto insieme con alcune querce e frassini. Ed è un bosco che, tuttavia, continua ad avere bisogno di cure forestali e delle attività quotidiane dei nostri operai agricoli». —
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