Il Tirreno

Trovato morto in barca, l’autopsia chiarirà cosa ha ucciso Marco Precerutti

Mauro Zuccelli
Trovato morto in barca, l’autopsia chiarirà cosa ha ucciso Marco Precerutti

Rosignano, il quarantacinquenne aveva lavorato al negozio di termoidraulica Lena a Livorno. Gli amici del Melograno Art Gallery: «Persona sensibile, in cerca di autenticità» 

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ROSIGNANO. Nel promeriggio di venerdì 6 settembre verrà affidato l’incarico per compiere l’autopsia sul corpo di Marco Precerutti, 45 anni compiuti agli inizi di aprile, trovato senza vita mercoledì mattina a bordo della barca a vela di un amico ormeggiata nel porto rosignanese di Cala de’ Medici.. Adesso che la comunicazione del decesso è stata notificata ai genitori, dovrà essere il consulente tecnico a aiutare il lavoro del giudice facendo chiarezza su quel che ha posto fine all’esistenza di quest’uomo con certificato di nascita targato Livorno e quello di residenza a Castellina Marittima (ma di recente era tornato a vivere a Livorno), che però aveva il cuore aperto al mondo con i suoi viaggi ai quattro angoli del pianeta.

Non risulta vi siano particolari misteri o dubbi sul fatto che la fine dell’esistenza di Precerutti possa esser stata una morte violenta, ma il corpo è stato trovato quando ormai il caldo estivo aveva fatto andare avanti i processi di decomposizione dell’organismo: il quarantacinquenne è stato trovato probabilmente a distanza di giorni dal decesso. È buona norma, perciò, proprio per tutelare il valore della vita, capire cosa possa averne decretato la fine. Sarà comunque il tecnico a prendersi poi un congruo numero di giorni per predisporre sul cadavere tutti gli accertamenti utili a determinare le ragioni del decesso.

Precerutti, come detto, viveva fra Livorno e Castellina: secondo quanto riferiscono alcuni amici, in passato aveva lavorato anche nel negozio di termoidraulica Lena facendosi conoscere da molti operatori come addetto alle forniture. Sul proprio profilo Instagram Precerutti ha pubblicato qualcosa dei suoi viaggi, pochissime foto di sé ma soprattutto i suoi quadri. «Amava viaggiare ma era un andarsene altrove per venire a guardare la “sua” Livorno con occhi nuovi e poterla dipingere così», raccontano dal Melograno Art Gallery, la galleria di via Marradi dove aveva esposto alcune sue opere, l’ultima volta in occasione della mostra collettiva dello scorso Natale.

«Aveva una sensibilità del tutto fuori dal comune: una persona integra e piena di fantasia», spiega chi l’ha conosciuto all’interno di quello spazio culturale: «Avrebbe avuto ancora tante cose da fare e da dire, anche perché pur tenendo a essere molto corretto e poco sopra le righe, riusciva a comunicare quel bisogno di una profondità interiore che cercava all’interno di sé stesso: lo faceva senza clamori, badando a costruire rapporti umani autentici, sinceri. Era quel che cercava sia sulla tela con i suoi dipinti sia nelle sue poesie».

Non si lasciava scorrer addosso l’esistenza: al contrario – dicono gli amici dell’ambiente artistico – sembrava voler fare attenzione anche alle piccole cose perché, come diceva, lui autodidatta era alla scuola della vita che si era formato, «senza snobbare i libri e la letteratura ma anzi cercando lui il suo sentiero, così poco scolastico e così tanto inquieto».

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