Il Tirreno

la capitaneria di porto 

Guarino: «I pericoli possono arrivare dal quarto quadrante»

M.S.

Il comandante della guardia costiera teme mareggiate ed acquazzoni da nord ovest «Potremmo rafforzare le paratie con i sacchi di sabbia»

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cecina. Per propiziare la nascita delle tartarughe c’è chi si è affidato alla Luna piena, chi ai mantra buddhisti d’importazione tibetana, chi invece alla scaramanzia nostrana, posando in corrispondenza del nido una noce propiziatoria, che l’anno scorso portò fortuna e prosperità – si dice – al nido di Castiglioncello.

«I report scientifici esistono per sfatare i falsi miti. Basandoci su di essi si possono fare solo pronostici e raccogliere dati statistici», spiega il comandante della guardia costiera di Cecina Domenico Guarino, guardando al concreto: «Con il finire della stagione estiva, la temperatura andrà a diminuire e la probabilità che si verifichino fenomeni potenzialmente dannosi per il nido – viceversa – ad aumentare».

Due infatti sono gli indicatori al suolo, e soprattutto al livello della camera sotterranea delle uova, da tenere sotto stretta sorveglianza: condizione termica e livello di umidità. Rosa dei venti e barometro alla mano. «I pericoli possono arrivare dal quarto quadrante (cioè tra i punti cardinali Ovest e Nord, ndr)», precisa ancora Guarino. E portano il nome di mareggiate e acquazzoni.

«In caso di moto violento del mare si potrebbe, come è già successo, rinforzare le paratie con i sacchi di sabbia per impedire che l’acqua ricopra il nido e filtri nella sabbia fino a raggiungere le uova», indica il comandante. Per farlo tuttavia dovrebbe esserci una presenza costante a monitorare l’area, pronta a intervenire. E l’estate agli sgoccioli complica le cose.

Più complicato ancora sarebbe gestire la seconda evenienza: «Una perturbazione consistente certo non farebbe bene al nido», riassume Guarino.

I data logger, cioè i dispositivi elettronici digitali per la raccolta dei dati, restano ancora bene infissi nella sabbia della spiaggia dei bagni Aurora, a debita distanza dalle uova, e non lanciano allarmi.

Ma proprio le peculiarità della rena marinese, secondo il comandante, potrebbero costituire un ulteriore ostacolo per i nascituri: «A Rimigliano (il nido “gemello”, ndr) la sabbia è fine come farina di ceci, mentre a Cecina è composta da granelli».

I piccoli infatti si troverebbero a dover “nuotare” verso la superficie, facendosi largo attraverso uno strato forse troppo ostico per le minuscole pinne. Ammesso che – in uno degli scenari peggiori – qualcuno di essi non ci abbia già provato invano.

Solo l’apertura del nido, spontanea o operata artificialmente dall’Osservatorio, potrà dunque confermare in ultima analisi la sorte delle uova. —

M.S.

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