Gioco
L'addio a Gianni Bezzini: «Orgoglioso dei tuoi figli, a tutti regalavi un sorriso. Ci mancherai»
Livorno, alla camera mortuaria l’ultimo saluto al 58 enne. Tanti amici e tanti rappresentanti di quel mondo del calcio che amava
LIVORNO. «Sono nato nel giorno della morte di Martin Luther King, 4 aprile. So di non essere la sua reincarnazione, ma io e lui abbiamo le stesse idee. Qualcosa vorrà pur dire?!» Scorro la chat di whatsapp e leggo i tanti messaggi che ci siamo scambiati in questi anni. Pochi non parlano di calcio. Questo è uno di quelli. E mi fa sorridere. Una tua costante, non solo con me. Sei sempre stato un dispensatore di sorrisi e parole dolci. Ne avevi per tutti. Tu, con quel «fisico da zero a zero», come dicevi spesso prendendoti in giro, lasci un vuoto enorme Gianni. Una ferita in mezzo al cuore per tutte le persone che hanno avuto la fortuna di incontrarti. Sei sempre stato una persona solare, anche se con la malinconia negli occhi. Ho capito solo tre anni fa cosa fosse quella patina di tristezza nel tuo sguardo. Settembre 2016, scrivo un post su Facebook e chiedo ai miei contatti: «Qualcuno stasera mi apre casa per vedere l’esordio del Leicester in Champions League?» Neanche un minuto e trovo il tuo messaggio, mi inviti a casa: «Ci beviamo una birra e guardiamo la partita, vieni».
Quella sera abbiamo parlato di tante cose e per la prima volta pochissimo di calcio. Mi hai detto di quanto fossi orgoglioso dei tuoi figli, Matteo e Greta. Di come, dopo avergli dedicato ogni secondo della tua vita, stavi vedendo il frutto dei sacrifici andare in porto. Volevi che avessero una vita diversa da quella che una cittadina di provincia come Cecina aveva in serbo per loro. Un amore di un padre per i figli non scontato. Quella sera, davanti a una partita di calcio in tv e una birra, ti sei aperto. Mi hai raccontato di un’infanzia difficile: niente giochi, affetti, amore. Quel periodo difficile è rimasto per sempre nei tuoi occhi. Sei cresciuto così, ma sei diventato qualcosa di diverso.
Chissà se Martin Luther King ci ha davvero messo lo zampino. Non hai mai voluto escludere nessuno. Anzi. Una cosa, però, mi sento di dirtela, anche se la sai già. Ci sei riuscito. Mi senti? Ci sei riuscito alla grande. I tuoi ragazzi vivono e lavorano a Londra e ti saranno grati per sempre. Te ne sei andato per sempre quando loro erano già a Cecina per un periodo di ferie. Non hanno fatto in tempo a salutarti come avrebbero voluto. Ma sono stati con te fino alla fine. Perché tu li hai riempiti dal tuo amore. E ai loro amici hai sempre aperto la porta di casa. Ieri erano tutti lì, a chiedersi perché ti sei messo in testa di tiraci questo brutto, bruttissimo scherzo. Un anno fa mi hai scritto: «Ma è vero che è morto Fabio D’Ambrogio? Non voglio crederci».
Invece, anche in quel caso, era tutto vero. Un’altra persona che a Cecina e allo sport ha dato tanto. Anche se tu eri unico. Ti piaceva stare in mezzo alla gente Gianni, praticamente in ogni occasione. Tutto l’affetto che ti è mancato lo hai ricercato nelle persone che incontravi ogni giorno. A partire dai campi di calcio. E lì ci siamo conosciuti. Ci sentivamo meno negli ultimi mesi, ma una volta mi hai scritto: «Ale, quando esce l’articolo? Mi fai sapere qualcosa? Anche se non viene pubblicato non importa. Sei e sarai sempre un grande amico e una persona fantastica, della quale sono onorato di avere stima, che ovviamente è reciproca».
Mi avevi mandato il tuo solito articolo via email qualche giorno fa. Eri stato confermato come osservatore per la scuola calcio del Livorno. Volevo chiamarti e raccontarti un po’ di novità che mi riguardano. Ne saresti stato felice. Pensavo di avere tempo. La vita, però, ti prende in contropiede. E a volte si porta via gli uomini buoni. I migliori. Come te. Buon viaggio Gianni.
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