Il Tirreno

Code al pronto soccorso, non basta la notte per smaltirle

Leondina Marulli
Code al pronto soccorso, non basta la notte per smaltirle

Una media di sei ore prima della vista: pochi medici e alcuni accessi "impropri"

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CECINA. «La cosa più frustante non è l’attesa ma il fatto di non avere informazioni in merito perché, da un lato, non ti rilasciano un numero d’ordine all’accettazione, dall’altro quando chiedi informazioni sui tempi non ti dicono nulla».Questo è stato lo sfogo di un padre arrivato ieri mattina, attorno alle 9, al pronto soccorso dell’ospedale di Cecina per una febbre persistente del figlio di 9 anni e che, alle 12.30, era ancora in attesa di essere chiamato dal medico di turno. Una situazione di sofferenza che è stata documentata anche nei giorni scorsi con un articolo sulla “fuga” dei medici dal pronto soccorso. «Poco dopo le 12.30 ci hanno chiamati – spiega la stessa persona nel pomeriggio – e l’hanno visitato. Senza fare nessuna polemica, perché loro fanno quello che possono, quello che non concepisco è che non vengono date informazioni durante l’attesa».


Un’attesa massima di tre ore, ieri mattina al pronto soccorso, attesa che, complice il maltempo, è stata inferiore a quella che solitamente si registra nelle settimane centrali del mese di agosto, quando gli accessi giornalieri al pronto soccorso salgono dai 120 del periodo estivo, a 180.
Una giornata che nulla ha a che vedere con quella di giovedì, quando si sono registrate anche sei ore d’attesa e quando non è bastata un’intera notte per svuotare la sala d’attesa: alle sei di mattina erano, infatti, ancora quattordici pazienti residui che attendevano ancora di essere visitati.
«Sono in pochi e fanno quello che possono», ammette una donna che ieri era in attesa che il marito venisse visitato per una probabile sciatalgia.


Quasi tutti ribattono sul fatto che nessuno di quelli presenti nella sala del pronto soccorso è a conoscenza del tempo d’attesa né in possesso di un numero con il quale poter fare anche soltanto delle previsioni.
«Mio marito - continua la donna con il marito - è entrato alle 8.15, proprio appena arrivati perché non c’era nessuno ma poi sono arrivate diverse ambulanze e lui è rimasto in attesa».
In sala d’attesa c’è anche chi prova per la seconda volta ad essere visitato «considerato che siamo venuti ieri sera per una probabile frattura alla gamba di mia moglie ma c’erano troppe persone – racconta l’uomo – e siamo andati via. Non mi sembra molto diverso oggi, visto che aspettiamo da due ore».
E’ andata meglio a Leonardo Sciara, «qui dalle 9.30 per una cefalea e a quell’ora prima di me c’erano sei persone. Per fortuna mi hanno visitato senza fare troppa attesa: credo che il problema è che qui vengono tante persone senza motivo, persone che potrebbero andare dal medico di famiglia».
« A pensarlo - conclude il paziente - sono anche gli infermieri, ne abbiamo parlato e anche loro sono della stessa opinione».

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di Redazione web