Gioco
Un anno per l’eco alla bimba di 9 mesi ma in un giorno tutto si è risolto
Una mamma racconta: «Mi hanno spedita da un reparto all’altro. Quando sono arrivata in radiologia era deserta»
CECINA. Liste d’attesa lunghe addirittura un anno e mancanza di organizzazione e coordinamento tra i vari reparti. La denuncia viene dalla mamma di una bimba di 9 mesi, che per tutelare la minore decide di restare anonima e di raccontare al Tirreno la sua esperienza. «Tutto è iniziato lunedì quando la pediatra di base ha ritenuto opportuno prescrivere un’ecografia alla mia bimba di 9 mesi», dice. Una situazione, fortunatamente, che non necessita di interventi particolarmente urgenti e che «mi sarebbe piaciuto risolvere comunque in pochi giorni per capire di cosa si trattasse. Martedì mattina, quindi, ho subito chiamato il Cup dell’ospedale per prenotare l’ecografia e mi sento rispondere – racconta la donna – che c’era una lista d’attesa di oltre un anno». La mamma, a quel punto, informa l’operatrice che l’ecografia è stata prescritta per una bimba di 9 mesi, «senza per questo richiedere un trattamento di favore, però mi sembrava esagerato aspettare un anno per una banale ecografia. L’operatrice perciò mi consiglia di farmi fare una ricetta con priorità urgente». La mamma si vede costretta a richiamare la pediatra per capire quale strada seguire e «dopo lo stupore della mia stessa dottoressa optiamo per una ricetta con priorità. È lì che inizia un’avventura lunga un pomeriggio: ripeto – sottolinea la donna – non ero alla ricerca di trattamenti particolari, né avevo la pretesa di risolvere tutto in giornata però nella giornata di martedì ho potuto toccare con mano il livello di disinformazione che esiste all’interno dell’ospedale, da un reparto all’altro». Con la nuova ricetta, la donna richiama il Cup per fissare un appuntamento sperando in tempi più brevi, e «soltanto alla terza telefonata riesco ad avere una prima risposta. L’operatrice, infatti, mi ha detto che lei non poteva fare nulla e che con quella ricetta avrei dovuto presentarmi al pronto soccorso dove mi avrebbero fissato un appuntamento e fatto l’ecografia entro 72 ore al massimo. Allora prendo la bimba alle 13.30 e, consapevole che avrei trascorso la giornata in ospedale, ci rechiamo al pronto soccorso che, come tutti gli anni, il 20 agosto è preso d’assalto. Diversi i casi urgenti ai quali era giusto dare la priorità». La donna attende 40 minuti prima di fare l’accettazione e, una volta al triage, l’operatore si rende conto che la bimba ha solo pochi mesi «e mi dice che dal Cup mi avevano dato un’informazione errata e che loro del pronto soccorso non prendono appuntamenti ma che avrei dovuto fare la fila per la pediatria». . La fila per la pediatria è stata breve e una volta accolta dalla pediatra del reparto «mi dicono che, in realtà, dovevo seguire tutt’altra strada e che sarei dovuta passare dal Cup di radiologia e non intasare il pronto soccorso né pediatria in questo modo. Allora ho fatto presente alla dottoressa che avevo fatto semplicemente quello che mi era stato detto e che anch’io avrei evitato volentieri la fila al pronto soccorso».
Dalla pediatria la donna viene mandata in radiologia per effettuare l’ecografia «e lì mi rendo conto che eravamo solo io e la mia bimba. Con una lista d’attesa di un anno mi sarei aspettata almeno qualche persona in attesa e invece mi sono trovata di fronte ad un reparto completamente deserto. Nel giro di un quarto d’ora, per fortuna – ammette la donna – abbiamo fatto l’ecografia e siamo tornate nel reparto di pediatria per ritirare il referto che la radiologa avrebbe inviato alla pediatra di turno. Purtroppo la radiologa è stata chiamata d’urgenza dal pronto soccorso e abbiamo atteso il referto per oltre un’ora». Entrata in ospedale alle 13.45, la donna rientra a casa alle 18, «consapevole che fortunatamente la mia bimba sta bene. Quello che mi ha però sconvolta del pomeriggio di martedì è la totale assenza di un protocollo, di una procedura chiara da seguire, che sembra cambiare da reparto a reparto. E la cosa, forse, più incomprensibile è il motivo per cui c’è una lista d’attesa per una prestazione che poi, fortunatamente, sono riuscita ad avere in un pomeriggio. Mi sembra un’incongruenza che non riesco a spiegarmi, senza voler polemizzare in alcun modo, perché sappiamo tutti che d’estate l’ospedale si trova a dover far fronte ad un’utenza più che raddoppiata rispetto al periodo invernale». —
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