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emergenza sociale 

«Troppi ragazzini si ubriacano» Dal pronto soccorso scatta l’sos

Leondina Marulli
«Troppi ragazzini si ubriacano» Dal pronto soccorso scatta l’sos

Il medico d’urgenza Ristori: «Nei fine settimana l’ospedale di Cecina sembra quello di Parigi...»

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CECINA. «A stupire è l’età dei ragazzi coinvolti, sempre più giovane. Parliamo di una fascia che va dai 14 ai 16 anni». Il pronto soccorso dell’ospedale di Cecina offre la misura della diffusione dell’alcol in una fascia d’età che si abbassa ogni anno, come conferma Riccardo Ristori, medico d’urgenza della struttura.

«I fine settimana d’estate, in concomitanza con le aperture delle discoteche, il pronto soccorso di Cecina sembra quello di Parigi. Venerdì scorso, su 30 ingressi, cinque erano minorenni con un’intossicazione da alcol», spiega il dottore. Si tratta di ragazzi, per lo più in vacanza dalle grandi città limitrofe, che abusano di alcol e spesso perdono i sensi o comunque non riescono a tenersi in piedi da soli. «Spesso è l’unico sobrio del gruppo a chiamare l’ambulanza che li porta in ospedale, a volte i gestori dei locali dopo averli portati all'esterno o, in alcuni casi, i genitori preoccupati delle condizioni in cui rientrano a casa». E dopo la notte passata con la fisiologica al braccio, il risveglio confuso verso le 7 di mattina.

«I ragazzi di un’età compresa tra i 14 e i 16 sono quelli più gestibili, rispetto – spiega Ristori – a quelli dai 16 ai 18, spesso aggressivi: l’anno scorso una ragazzina straniera ha buttato a terra un monitor per quanto era agitata». L’alcol resta la prima causa di morte legata alle dipendenze e, ciononostante, sembra essersi diffuso il consumo tra le fasce più giovani: «Quello su cui vorrei far riflettere – sottolinea Ristori – è il tipo di esempio che viene dato a questi ragazzi in primo luogo da parte dei genitori. Sempre più spesso si assiste a scene in cui l’alcol è raffigurato come aggregatore sociale, scene in cui un bicchiere in mano rende la vita più allegra e divertente. Si tratta di un esempio fuorviante per i ragazzi. Quando da noi arrivano i minorenni, per prima cosa avvertiamo la famiglia e spesso ci sentiamo rispondere “Ma devo venire a riprenderlo a quest’ora?”, oppure si tende a scaricare la responsabilità all’esterno, con frasi del tipo “Chissà cosa gli hanno fatto bere”. La verità è che si tratta di ragazzi che bevono perché vogliono bere. Per loro sembra sempre più una cosa normale, da fare per entrare nel gruppo e continuare a starci».

Una volta riscontrata l’intossicazione da alcol, il personale di turno effettua anche l’esame tossicologico per verificare un’eventuale assunzione di droghe: referto finale che viene consegnato ai genitori e, in alcuni casi, anche alle forze dell’ordine.

Pronto soccorso che, dunque, nei fine settimana si trasforma, abituato nei mesi estivi ad una media d’età piuttosto alta. «Senza considerare il gruppo di amici che puntualmente accompagna il ragazzo e che attende nella sala d’aspetto – continua Ristori – tutti ubriachi anche loro che urlano e danno fastidio». —

Leondina Marulli

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