Il Tirreno

Moria di delfini sulla costa: altri due casi nel livornese, attesa per il risultato delle autopsie

Stefano Taglione
Moria di delfini sulla costa: altri due casi nel livornese, attesa per il risultato delle autopsie

Gli ultimi ritrovamenti a Livorno e Marina di Bibbona anche grazie a una più stretta sinergia fra capitaneria di porto e gli altri enti coinvolti, fra cui l’Arpat

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BIBBONA. Ci vorranno almeno due settimane per stabilire con certezza le cause delle morti dei delfini trovati spiaggiati fra Livorno e Marina di Bibbona. Una moria molto preoccupante, quella che sta interessando la costa toscana, frutto anche di una maggior presenza dei mammiferi nel nostro mare. Ma, secondo quanto spiegano gli addetti ai lavori, conseguenza anche di una miglior sinergia e organizzazione fra tutti gli enti coinvolti, come la capitaneria di porto, in sintonia massima nella rilevazione del fenomeno. Per altro, a differenza degli anni passati, le carcasse recuperate consentirebbero studi ancora più dettagliati sugli animali, dato che diversi di questi sarebbe stati trovati morti da poco tempo.

«Ciò consentirà analisi scientifiche molto precise», spiegano gli addetti ai lavori. L’unica eccezione il tursione trovato morto a Baratti, e prima avvistato a Piombino, purtroppo rinvenuto in stato di decomposizione avanzata.. L’Arpat – l’Agenzia regionale per la protezione ambientale – non a caso ha subìto fatto il punto della situazione. «Dal primo gennaio 2019 al 26 luglio – spiegano – si sono registrati 28 cetacei spiaggiati lungo le coste toscane. Il trend è ancora da considerarsi normale. In Toscana, grazie all’Osservatorio toscano per la biodiversità, ormai ogni spiaggiamento non sfugge più alla rete coordinata dalla Regione con Arpat, la Direzione marittima, l’Università di Siena, e gli oltre 60 partner, sia pubblici che privati, oltre alle associazioni ambientaliste. Si ricorda che il mare toscano fa parte del Santuario Pelagos per la protezione dei mammiferi marini».

È indubbio che nel nostro mare sia in atto un maggior ripopolamento di delfini. Lo spiegano i 31 avvistamenti di quest’anno ancora parziale contro i 28 di tutto il 2018. Ma il dato – seppur definito «normale» dai tecnici di Arpat – deve essere spiegato. A questo serviranno le indagini necroscopiche sulle carcasse, in corso da giorni e che non potranno portare e risultati «prima di due o tre settimane», spiegano gli addetti ai lavori. «Nello specifico – continua la nota di Arpat – solitamente la specie più colpita è la stenella striata, seguita dal tursiope, il delfino piuttosto grande di colore grigio, lungo fino a tre metri che visita le nostre coste entro poche miglia. Per il 2019 si elencano in totale 13 tursiopi, 12 stenelle, un capodoglio e due non identificabili a causa dell'avanzato stato di decomposizione. Bisogna anche sottolineare che molte carcasse, compresa quella del capodoglio, hanno galleggiato a lungo in mare aperto, per poi spiaggiarsi per effetto delle correnti lungo le nostre spiagge». In questo ultimo mese (26 giugno-26 luglio) gli spiaggiamenti in Toscana sono stati 11, (sul totale di 28), rappresentati quasi esclusivamente dal tursiope (ben nove).

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