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De’ Soda sisters, la band femminile che fa musica agrifolk

Nato nel 2011 “all’ombra delle ciminiere” Solvay  il gruppo ha scelto un nome omaggio a Rosignano,  recuperando la tradizione  

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ROSIGNANO. Musica all’ombra delle ciminiere arriva anche da un gruppo femminile made in Rosignano. Sono le De’ Soda sisters, al secolo Lisa Santinelli, 38 anni, psicologa e cantante; Benedetta Pallesi, 30 anni, insegnante e cantante; Veronica Bigontina, 30 anni, florivivaista e percussionista.

«Il progetto musicale De’ Soda sisters è nato con l’intento di ridare importanza alla musica popolare toscana. Far arrivare il nostro divertimento e riuscire a portare avanti la memoria di un tesoro fondamentale per la nostra cultura». Come spiegò in un’intervista al Tirreno Veronica. La band nasce e si sviluppa a Rosignano Solvay nel 2011. Qui le ragazze - inizialmente erano in quattro perché faceva parte del gruppo anche Giulia Verani - prendono a condividere la passione per la musica popolare, coltivando un progetto che da allora è cresciuto e le ha portate a suonare in tutta Italia e all’estero. Decidono di chiamarsi “De’ soda sisters” in omaggio alla livornesità, a Rosignano Solvay e a ciò che lo caratterizza: il bicarbonato e le sue Spiagge bianche.

Era il 2011 e da poco c’era stato un vero e proprio boom della pizzica salentina. Le 4 musiciste cominciano ad attingere al repertorio della cantante folk toscana Caterina Bueno. Da allora, iniziano ad esibirsi in una lunga serie di spettacoli allestiti in piccoli spazi, teatri o festival d’arte di strada. Poi nel 2014, grazie ad un contest, arriva finalmente l’opportunità di incidere un cd. Nasce così il loro primo album “Stornelli da osteria, ballate contadine, serenate d’amore e filastrocche rivoltose”, tutto in stile agrifolk, come amano definire il loro genere musicale, perché, «sottolinea le nostre radici, la nostra passione per la ruralità e per le gioie della vita come la convivialità, la buona tavola, il vino, l’amore, che sono anche i temi delle nostre canzoni». E gli strumenti? Niente digitale o tecnologie avanzate, ma una chitarra, un mandolino, una cigar box, le voci e, questa è una loro peculiarità, alcuni strumenti percussivi ricavati da cucchiai, grattugie e tamburelli. Nel maggio 2016 esce il loro secondo album autoprodotto, dal titolo “Amore ribelle tra ficattole e zonzelle” perché, spiegano le sisters, «la pasta di pane fritta cambia forma e nome ma sempre pasta fritta è, e questo concetto è trasportabile all’essere umano e a tutto ciò che lo circonda: lingua, colore, idee..» Sempre a proposito di aneddoti culinari, anche lo scrittore e giornalista Stefano Andrini ha dedicato loro un capitolo del libro “I segreti della cucina toscana”. —

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di Redazione web