Il Tirreno

VENTENNE PICCHIATO IN GERMANIA 

«Soccorso in ambulanza? Se succede qui da noi un tedesco non paga nulla»

Flavio Lombardi
«Soccorso in ambulanza? Se succede qui da noi un tedesco non paga nulla»

3 MINUTI DI LETTURA





CECINA. Solo un’Europa che non funziona, oppure un’Europa normale che si scontra con un eccesso di zelo quando si tratta di un cittadino comunitario bisognoso di soccorso? Il caso del ventenne cecinese in visita a Francoforte dalla sorella, trasportato in ospedale col naso rotto in seguito ad una aggressione e che dopo due settimane si vede recapitare il conto di 470 euro per l’utilizzo del mezzo di soccorso per il trasporto in ospedale, è eclatante. Al punto da chiederci cosa sarebbe accaduto a parti invertite. E cioè, se un cittadino tedesco, fra i tanti che affollano le nostre zone, dovesse avere la stessa necessità. La risposta è facile. Soccorso gratuito, con il mezzo pagato dalla Usl ad una tariffa di 26,04 euro entro 25 chilometri di raggio dal punto di partenza. Cifra regolata direttamente da un prezzario fissato dalla Regione Toscana. Ma perché, allora, a Francoforte non è stato applicat o il principio di reciprocità? Intanto va detto che il ragazzo, dimesso dall’ospedale di Piombino dove ha subìto nei giorni scorsi due interventi chirurgici per la ricomposizione del setto nasale, ha ricevuto istruzioni dall’ufficio competente su come muoversi per evitare la beffa. Tramite il Consolato italiano, oppure inviando tutto il necessario al servizio sanitario tedesco, sarà istruita una pratica destinata - si dice - ad andare a buon fine. Cioè, senza dover pagare nulla.

Esiste tuttavia una remota possibilità di dover procedere a regolare intanto i 470 euro e poi fare richiesta di rimborso alla nostra Usl, che sarebbe integralmente accolta. E se in un modo o nell’altro, la cosa è destinata concludersi con un esito positivo, resta il fatto che un cittadino italiano (e in quanto tale garantito dal servizio assistenziale e sanitario anche in altro paese europeo), si è visto chiedere i soldi per l’ambulanza usata per portarlo all’ospedale. Nessuno gli ha chiesto la tessera sanitaria. E nelle sue condizioni, conseguenti all’aggressione subìta, non ha sicuramente pensato a esibirla. Una negligenza da parte di coloro che l’hanno soccorso o una dimenticanza della struttura che l’ha ricevuto. Fatto sta che al giovane cecinese non sarebbe dovuta arrivare nessuna richiesta di pagamento.

Massimo Bianchi, presidente della Misericordia di Palazzi, è stupito. «Leggere una cosa del genere, mi ha meravigliato. Quando un uomo è a terra, il 118 chiama e smista le partenze. Un’ambulanza si mette in moto e presta soccorso. E anche quando offriamo prestazioni per l’impiego diverso di un’ambulanza, ci mettiamo sempre una mano sul cuore e recuperiamo solo le spese che servono per organizzare un trasferimento. Voler essere pagati dal privato per portarlo in ospedale con un codice d’urgenza, è davvero il colmo». Stesso tenore, arriva dall’omologo della Pubblica Assistenza di Cecina, Luciano Villani. «Non esiste che si chiedano soldi alla persona che andiamo a raccogliere per strada per una questione di primo soccorso. Aggiungo che se un ospedale ritiene che sia opportuno trasferire il paziente da un’altra parte per garantirgli un servizio migliore, l’ambulanza si muove a spese del sistema sanitario nazionale. Il costo a carico dell’utente si rileva solo quando è lui che chiede di andare altrove. Il caso capitato al ragazzo di Cecina, è assurdo». —

Flavio Lombardi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa