Toscana
Bagnini al freddo col maltempo, «Non hanno il vestiario adatto»
Cecina, la denuncia di Cecconi, istruttore dei corsi Fin: «Niente felpa nè K-way, si risparmia su tutto». Nel mirino i bandi con ribassi eccessivi. «Servono piani collettivi di salvamento»
CECINA. Luendì 15 luglio, sulle nostre spiagge, la temperatura è scesa drasticamente per una perturbazione di passaggio che ha portato una massa di aria fredda e precipitazioni un po’ su tutta la costa.. E ieri Andrea Cecconi, capo bagnino a Bibbona ma soprattutto uno dei più esperti formatori di assistenti bagnanti per conto della Fin (la Federazione Italiana nuoto), ha aperto un fronte polemico. Quello legato alle dotazioni dei bagnini, a partire dal vestiario, ritenuto insufficiente e inadeguato. E tutto per dire, come sta dicendo anche la Cgil, che certi appalti “al ribasso”, fatti da alcuni comuni, finiscono col danneggiare, per primi, i lavoratori. Col rischio di ripercussioni per i clienti, in tal caso i bagnanti.
Ma cosa ha detto esattamente Cecconi? Questo. E lo ha affidato a Facebook. «Il mio pensiero oggi va ai miei assistenti bagnanti che sono di servizio a Marina di Bibbona, costretti a non perdere di vista la loro zona assegnata e certo con l' abbigliamento che hanno in dotazione ( una maglietta) soffriranno il freddo....erano altri tempi quando nel piano collettivo delle Spiagge Bianche e Marina di Cecina , in dotazione avevano una polo, una canotta, una felpa , un K-wai e paio di pantaloncini in microfibra.....». Per poi aggiungere: “Forza ragazzi se riusciamo a fare un piano collettivo di salvataggio anche a Marina di Bibbona le cose cambieranno”.
E’ vero. Stamani la temperatura è tornata a salire e l’estate ha ripreso il suo corso. La felpa, in sostanza, non servirà più. Eppure possono capitare nuove giornate di maltempo. E le spiagge non possono stare senza sorveglianza. E i bagnini non possono portarsi felpe da casa, ma devono avere la dotazione idonea. Eppure il problema dell’abbigliamento è solo un aspetto di una vicenda che riguarda – come dice il formatore della Fin – la salvaguardia della dignità professionale di chi fa questo mestiere.
Abbiamo chiesto a Cecconi perché succede questo. E ci ha risposto che il problema deriva dal fatto che non si fanno più piani collettivi di salvamento come si deve. E che in certi casi, quando i comuni devono garantire la copertura della sorveglianza delle spiagge libere, lo fanno con appalti con ribassi esagerati. Nel caso specifico Cecconi punta l’indice contro quello del Comune di Bibbona, dove ai “suoi” bagnini, sarebbe stato risparmiato un abbigliamento all’altezza. “Il fatto è che quando si fa un appalto per la sorveglianza delle spiagge bisognerebbe non scendere mai sotto i 15 euro l’ora a bagnino. Invece si fanno bando col costo di 12-13, e talvolta si arriva a 9 euro l’ora. Così non ci si paga nulla”. Nei giorni scorsi, sulla questione, era scesa in campo la Cgil regionale – fissando proprio a Cecina e a Rosignano – le tappe principali del suo tour nazionale “Il lavoro che non vedi”. Sotto i riflettori il fenomeno dei lavoratori irregolari del settore turistico, di cu i bagnini sono una parte non secondaria.
Per dire che ci troviamo di fronte ad una “giungla di appalti al ribasso, nella quale sono coinvolte anche le amministrazioni comunali e le cooperative. E a farne le spese sono i lavoratori», sono le parole di Federico Geri di Filcams Cgil. Così se gli operatori privati riescono, alla meglio, ad allestire piani decorosi (ma anche qui occorre vigilare, dice Cgil), spesso le amministrazioni comunali si trovano a fare bandi con ribassi tali che chi si aggiudica il lavoro deve lavorare fronteggiando difficoltà continue per le esigue risorse.
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