Il Tirreno

La ciclabile torna a far discutere: pericoloso l'ultimo tratto

La ciclabile torna a far discutere: pericoloso l'ultimo tratto

Parlano commercianti e residenti dell'Aurelia: "Era meglio farla lato mare"

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ROSIGNANO. Corre lungo la ferrovia da mesi ormai, la striscia rossa fiammante della nuova pista ciclabile di Rosignano, ma residenti e commercianti non riescono proprio a farci l'abitudine, tra paure e disagi. Per realizzarla, grazie ai finanziamenti regionali, il Comune ha ridotto la carreggiata a una corsia trasformandola in un senso unico.
Sulla bocca dei cittadini la prima preoccupazione è quella dei parcheggi andati perduti e "ricavati" su entrambi i lati delle traverse che portano al mare, là dove la situazione più criticaresta quella di via Monte alla Rena. E poi c'è chi, tra gli esercenti, si è fatto due conti in tasca e non è soddisfatto del risultato. «Da quando l'hanno realizzata abbiamo perso molti clienti abituali, con la pista ciclabile hanno perso i commercianti di quartiere», spiegano Vania Orzalesi e Stefania Bartoli della panetteria "La Madia", che poi proseguono: «Prima la gente passava con la macchina, scendeva e comprava qualcosa. Ora basta un'auto che fa manovra o è posteggiata male e la circolazione si blocca, e allora per praticità si preferisce andare nei supermercati; e noi perdiamo anche 200-300 euro al giorno».


Stessa musica anche al bar Jolly, dove il titolare Lorenzo Strazzeri ribadisce: «La stagione finalmente è partita ma non si vedono più i turisti a far colazione, specialmente nel fine settimana: vedono la fila sull'Aurelia e vanno altrove. Io - aggiunge - la pista l'avrei fatta sul mare, oppure avrei preferito che avessero realizzato un centro cittadino, che a Rosignano non c'è». Ci sono invece i danni, ai quali dal bancone del Mesopotamia Doner Kebap Mehmet Karaman ha assistito più volte: «Tante volte hanno buttato giù i cartelli stradali, e qualcuno ha rotto il marciapiede con la macchina. Hanno sempre riparato tutto subito, ma una volta un'auto è entrata per sbaglio nella pista e non usciva più, e la gente è dovuta venire a tirarla fuori».


Nel frattempo un'ambulanza cerca di sfrecciare verso Nord, ma l'eco della sirena non può allontanarsi se non alla fine del senso unico, all'altezza di piazza Pardupice. Lì dove finalmente la ciclabile svolta a gomito per tagliare il parco, frequantato da anziani in cerca di refrigerio e bambini che giocano su scivolo e altalene, trasformandosi in una ciclo-pedonale che lambisce le panchine. E le signore, scese per parlare con le amiche o svolgere le commissioni, chiedendo l'anonimato avvertono: «È pericoloso perché incrocia i vialetti laterali, e poi ci sono anche quelli che portano il cane al guinzaglio».


In quel tratto non ci sono strisce a terra che delimitino la pista, ma addirittura in questi giorni è stato allestito il palco per un'esibizione canora; e lo spigolo della passerella è talmente vicino alla panchina che rimane spazio per passare a malapena per una persona. «Che poi di lì i ciclisti veri nemmeno ci passano, tirano dritto perché non ha senso fare una deviazione ed anche perché alla fine la ciclabile è tronca», commenta infine Michele Angeli, residente e cicloamatore: «Io - puntualizza - sono favorevole alla pista, ma andava fatta meglio. Non mi riferisco ai disagi come i passeggeri delle auto che accostano sulla destra e aprono gli sportelli senza pensare a chi passa in bici, o ai rallentamenti dovuti al passaggio del camion della Rea (ogni volta si forma una coda da un quarto d'ora), ma proprio bisognava fare uno sforzo in più per collegarla al tratto successivo, com'era da progetto».

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