Sicurezza
Rigassificatore a Rosignano, capitolo chiuso: il Tar annulla la Via del 2010
Accolto il ricorso del comitato e degli ambientalisti. Una guerra di 9 anni. «Ora cade anche la Variante»
ROSIGNANO. A nulla, o a poco, è valso il parere del Mise che Edison aveva presentato ai giudici nel corso dell’ultima udienza davanti al Tar. Parere che in sostanza diceva che il rigassificatore di Rosignano, nella sua variante, era conforme alla strategia energetica nazionale (Sen) del 2017. Perché il Tar, con sentenza depositata in questi giorni, ha posto una pietra probabilmente definitiva sopra l’intera vicenda annullando il decreto di Via che il Ministero dell’Ambiente aveva concesso al progetto per un terminal di gas liquido di 8 miliardi di metri cubi l’anno.
E se, poche settimane fa, lo stesso Tar aveva accolto il ricorso del Comune di Rosignano (che contestava la decisione di escludere dal via la seconda versione del Progetto Rosignano, la sua Variante), con il nuovo pronunciamento che dà ragione alle associazioni ambientaliste si azzera, di fatto, l’intero progetto di Edison. Esultano Augusto Menconi, Paolo Menichetti e Roberto Marini rispettivamente per conto del Comitato del No al Rigassificatore, del Forum Ambientalista e del Wwf Toscana. Anche perché questo dispositivo del Tar assorbe di fatto il provvedimento col quale lo stesso giudice aveva anullato il decreto del 2017 col quale il Ministero dell’Ambiente aveva sottratto dalla procedura del Via l’ultima variante presentata da Edison nel gennaio 2016.
Questa seconda versione prevedeva di realizzare il rigassficatore all’interno del perimetro Solvay, e dunque non più a San Gaetano. Edison parlò di operazione da 650 milioni con ricadute sull’indotto, ma il Comune di Rosignano la bocciò, non ritenendola un’operazione industriale ma esclusivamente commerciale. Da allora è andata avanti, contemporaneamente all’istruttoria, una battaglia legale che ha avuto come campo da gioco il Tar del Lazio. Nove anni in cui il Comitato per il No al Rigassificatore di Rosignano, con i suoi tecnici, e supportato in sede giudiziaria dal Forum Ambientalista e dal Wwf Italia e col patrocinio degli avvocati Claudio Tamburini e Alessio Petretti, ha messo in gioco le proprie armi per contestare l’ipotesi del Terminal Lng. Due ricorsi presentati. Uno contro la via del 2010, uno contro la non assoggettabilita alla Via della Variante del 2017.
«Il Tar del Lazio - scrivono comitato, Wwf e Forum - ha messo in evidenza che la Regione Toscana aveva espresso parere negativo alla realizzazione dell’impianto osservando che l’intervento sottoposto a valutazione era in contrasto con il piano di indirizzo energetico regionale, che prevedeva di soddisfare le esigenze energetiche in termini di programmazione del fabbisogno di metano, attraverso un solo rigassificatore, “tenuto conto in particolare delle esigenze di sicurezza delle comunità locali interessate e che era già stata autorizzata la realizzazione di un rigassificatore nel territorio del Comune di Livorno”.
La Via, in definitiva, come osservato dalla Regione, e più volte sostenuto anche dal comitato, “avrebbe dovuto contemperare i molteplici interessi in causa, tutelando le caratteristiche ambientali turistiche economiche sociali della costa toscana. Obbiettivo raggiungibile solo evitando la collocazione di un secondo rigassificatore, tenuto conto anche delle interferenze che l’opera in esame avrebbe avuto sullo sviluppo del turismo e della nautica da diporto”. In un contesto di questa natura - conclude il comitato - la possibilità di realizzazione dell’impianto proposto da Edison, sarebbe dovuta passare attraverso la realizzazione di un’intesa in applicazione del principio di “leale collaborazione” che la legge richiede per la realizzazione degli impianti energetici».
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