Il Tirreno

il futuro 

Il Comune vuole installare una casa mobile nel terreno

A.C.

Il sindaco: «Così potrà abitare  e lavorare nella sua proprietà» Intanto il vivaista è all’hotel Tornese  dove resterà alcuni giorni

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CECINA. Arnaboldi nel pomeriggio di ieri è stato accompagnato all’hotel Tornese, dove resterà alcuni giorni. Gli amici che lo hanno sostenuto per mesi hanno raccolto pochi oggetti fondamentali per la vita: qualche camicia, un paio di sandali, biancheria.

Nel frattempo l’amministrazione è intenzionata a trovare una soluzione decorosa, in maniera che il 78enne possa avere un luogo dove abitare e, allo stesso tempo, non sia costretto ad abbandonare il suo vivaio. Arnaboldi, infatti, resta proprietario dell’annesso agricolo-magazzino presente a lato della sua abitazione. Proprio in questo magazzino porta avanti l’attività di vivaista, anche se l’ufficio da cui materialmente si occupa della sua impresa si trova al piano terreno della villetta da cui ieri è stato sfrattato. «Ci stiamo muovendo - spiega il sindaco Samuele Lippi - per trovare un bungalow o una unità abitativa mobile da installare a lato del magazzino agricolo, in modo che Arnaboldi possa abitare nella sua proprietà e allo stesso tempo proseguire la sua attività imprenditoriale». In questo modo il 78enne potrà avere a disposizione anche il suo ufficio, che sarà trasferito all’interno dell’unità abitativa mobile. «Una trattativa sfibrante - dice ancora il sindaco - ed emotivamente pesante. Ti rendi conto della freddezza dell’applicazione delle leggi. E del fatto che non si tenga di conto di sentenze concatenate. La cosa che veramente fa inorridire, al di là del fatto che a una persona venga tolta in questo modo la casa che abita da quarant’anni, è anche il fatto che non gli sia mai stato pagato il terreno espropriato e proprio adesso, a pochi mesi dal pagamento stabilito dalla sentenza della Corte europea dei Diritti dell’uomo, venga sfrattato».

«È stata una enorme sofferenza - dice l’assessore Pacchini- Abbiamo chiesto un mese di tempo, dopo addirittura dieci giorni, durante i quali l’immobile sarebbe stato liberato come amministrazione. Non è stato accettato neanche questo. Abbiamo sentito anche la nuova proprietà, che non ha accettato una proroga per una questione di principio».—

A.C.

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