Italia
La Corte Europea :«Lo Stato risarcisca Franco Arnaboldi di 880.000 euro»
Cecina, il pensionato vittima dopo un esproprio: casa pignorata. Il sindaco Lippi: «Niente sfratto finché non riceverà i soldi»
CECINA. Uno spiraglio. Anzi, qualcosa di più. Perché a pronunciarsi, questa volta, è la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Che in sostanza dice che lo Stato deve risarcire Franco Arnaboldi di 880.000 euro. Gli spetta, insomma, quella indennità di esproprio per quella battaglia intrapresa con l’Anas che va avanti dal 1980. Per Arnaboldi, oggi, si sono mobilitati in tanti. Quando fu cambiato il tracciato della futura variante Aurelia - vicenda che aprì le porte ad una contesa infinita e ad una vera e propria odissea per vedersi riconosciuto un diritto - Franco aveva 39 anni. E probabilmente, allora, non si immaginava di trascinarsi sulle spalle per quasi 40 anni il peso di una contesa infinita.
Oggi di anni ne ha 78, gli è stata pignorata la casa a Collemezzano, e il 3 luglio - dopo alcuni rinvii - ha lo sfratto. Ma oggi la situazione è cambiata. Perché c’è un giudice che dice che in tutta questa storia il colpevole è lo stato Italiano che deve risarcire un suo cittadino. Che è la vittima di un’ingiustizia. Venerdì scorso, infatti, la Prefettura di Livorno ha inoltrato per conoscenza al Comune di Cecina la sentenza della Corte Europea dei Diritti all’Uomo relativa al caso Arnaboldi, diventata definitiva lo scorso 14 giugno. Arnaboldi vive ancora nella casa acquistata nel 1973 e valutata circa un milione di euro. Al primo piano c’è la sede dell’azienda di famiglia (Franco è un florovivaista), con 16 ettari di terreni. Una proprietà ridotta di circa un terzo a causa del doppio esproprio (nel primo il tracciato Anas non era conforme allo strumento urbanistico del comune di cecina). Nel corso della sua battaglia legale Arnaboldi si rifiuto di pagare la perizia del Ctu del tribunale, ma il perito pretese il pagamento e da lì è scattato il pignoramento.
Per aiutare il vivaista di Collemezzano è stata organizzata una petizione popolare su Change.org. Si sono mobilitate le avvocate che hanno preso a cuore la sua causa (le legali Caterina Farinelli e Jessica Sartini). Il sindaco Samuele Lippi dopo aver chiesto l’intervento di Prefettura e della Questura di Livorno ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E’ nata anche una pagina Facebook di cittadini cecinesi che si sono impegnati a sostenere la causa di franco Arnaboldi cercando di smuovere il più possibile l’opinione pubblica e promettendo un sit in di protesta il 3 luglio quando è previsto lo sfratto da parte del tribunale. La sentenza della Corte Europea segna un “paletto” giuridico importante, ma resta il problema del pagamento. Una bella cifra che consentirebbe ad Arnaboldi di “respirare”, ma lo Stato Italiano deve aprire le casse. La notizia che la sentenza della Corte è diventata esecutiva ha provocato reazioni positive nella comunità che segue da vicino l’evolversi di questo caso.
«E’ con estrema soddisfazione - commenta il sindaco Samuele Lippi - che abbiamo appreso che la Corte Europea ha confermato quanto sosteniamo da tempo: a Franco Arnaboldi spetta il pagamento dell’indennità di espropriazione della sua proprietà, senza se e senza ma. L’Italia è stata condannata a pagare e a farlo entro 3 mesi da questa sentenza. Noi chiediamo che le procedure per il risarcimento a questo punto siano avviate quanto prima, richiesta che avevamo formulato anche nell’ultimo incontro dello scorso maggio e nella lettera alle istituzioni e in particolare al Presidente della Repubblica».
« Quello che ha passato Arnaboldi fino a questo momento è paradossale - aggiunge il sindaco - , in particolare per la lunghezza dei tempi che lo hanno visto combattere per ciò che gli spettava di diritto. L’auspicio è che questa sentenza possa dare il via alla conclusione di questa triste vicenda. Come sindaco e come Comune - assicura quindi - faremo tutto quanto in nostro potere affinchè sia così e il risarcimento venga effettuato nel più breve tempo possibile e garantendo ad Arnaboldi, finora vittima della giustizia, di vedere garantiti i suoi diritti, molti dei quali calpestati in passato, compreso quello di mantenere un’abitazione». Lo Stato italiano gli deve 880mila euro. Il sindaco chiede che lo sfratto sia prorogato fino a quando, a risarcimento fatto, Arnaboldi non sarà in grado di permettersi una casa. «Come Comune saremo al suo fianco anche in questa battaglia», dice.
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